Possiamo conoscere i numeri reali della pandemia? No

Il 5 marzo l’Istat ha pubblicato i dati sui decessi complessivi per qualsiasi causa avvenuti nel 2020, comparandoli con il quinquennio 2015-2019. Rispetto ai 645.619 decessi del quinquennio preso in esame dall’istituto, riporta per il 2020 che sono venute a mancare 746.146 persone, ben 100.526 in più. Potremmo senz’altro fermarci qui, in quanto più che plausibile essendo la nazione, come il mondo intero, in uno stato di emergenza pandemica. Però…viene da riflettere su ciò che è avvenuto nel 2020 per quanto riguarda la gestione dello stato di emergenza. Vediamo di riflettere su alcuni punti non ben chiari. Nello stadio iniziale, fine gennaio, non era ben chiaro con cosa si avesse a che fare, pertanto il governo, su indicazione dell’organizzazione mondiale della sanità, si è mossa con estrema prudenza, ben comprensibile. Aveva fatto divieto ad eseguire le autopsie, aveva trasmesso come protocollo unico, la vigile attesa e paracetamolo (la comune Tachipirina), fatto divieto ai medici di famiglia di prendersi cura dei propri assistiti, dovevano solo segnalare i casi sospetti alle autorità di competenza. Oltre a questo ha “chiuso” gli ospedali, dando indicazioni di cancellare e sospendere tutte le prestazioni sanitarie. Oltre altre misure, che non interessano questa analisi. Andiamo a vedere che impatto hanno avuto queste misure sulla salute dei cittadini in necessità di cura. Intanto per prima cosa oggi sappiamo che dal marzo 2020 medici “ribelli”, che nonostante il divieto, hanno con coraggio e a proprio rischio, curato i propri assistiti a domicilio, con farmaci da sempre disponibili nel prontuario farmaceutico, con guarigioni del 99%, ed oltre. Dal marzo 2020, questi professionisti continuano a dire al nostro Ministro della Salute che il protocollo da lui indicato non è idoneo, ma non vengono ascoltati, anzi sono additati e derisi! Ma finalmente il 4 marzo il TAR del Lazio da’ loro ragione con l’ordinanza 1557/2021. Ascoltando le interviste a questi medici fatti in questi giorni da giornalisti su alcune reti, il punto su cui insistono è l’intervento subito con terapia idonea, e non attendere. Proprio l’attesa ha portato i malati a ricoveri ormai tardivi per la loro salvezza. Gli è stato chiesto anche di fare una possibile valutazione sullo scorso anno, se il sistema di cura da loro adottato fosse stato utilizzato subito, quanti decessi in meno si sarebbero potuti avere? La risposta data da un primario è stata circa 50.000 in meno…Un dato che lascia sbigottiti, pensando anche al fatto che un Dpcm che ti chiude l’attività, la libertà di circolare, di fare la spesa, di vedere un tuo caro, tuo figlio, riescono a farlo in una notte per il giorno dopo…Un protocollo salvavita no? Ma direi di non fermarci solo a questo primo gradino della riflessione, andiamo avanti. La chiusura degli ospedali e sospensione delle cure e della diagnostica. Viene da chiedersi…quanti dei nostri concittadini non sono più tra noi perchè non hanno più potuto curarsi perchè tutto bloccato? Quanti hanno saputo di avere una malattia grave, letale, con un ritardo tale da ricevere una frase “mi dispiace non c’è più nulla che si possa fare?” Tanti i casi riportati dai quotidiani, ve li ricordate? Ma perchè, invece di sprecare denaro pubblico in bonus pattini, in bonus vacanze, in cashback, non si è investito questo denaro in organizzare reparti idonei per questi pazienti? Per non parlare che ancora oggi, se hai un tumore e devi fare terapia chemioterapica, ma sei positivo al tampone, la terapia che ti può salvare la vita non te la fanno! Questa non è cattiveria secondo voi? Anche per questi pazienti (dopo un anno!), non hanno pensato di creare alcun tipo di reparto dedicato! E molti di noi magari ne conosciamo in prima persona…il numero di costoro però ISTAT non ce li fornisce…Cosi come non ci dicono quanti sono il numero di neonati nati morti nel 2020. Il Quotidianosanità l’11 novembre scorso riportava che il numero durante il lockdown da marzo a maggio dello scorso anno era quasi triplicato. Lo studio “Arch Dis Child Fetal Neonatal” a cui fa riferimento l’articolo, dice che è molto probabile che sia stato a causa del rinvio o l’interruzione dei controlli delle future madri. Pertanto anche questi bambini devono essere decurtati dal numero complessivo indicato da ISTAT, la colonna 0-14 è presente nel grafico…E per ultimo, ma sicuramente non meno importante, anzi, sono coloro che sono stati sopraffatti dai lockdown imposte per questa emergenza pandemica, decidendo di togliersi la vita…
Alla fine, di quei 100 mila circa decessi da cui si è partiti, quanti possiamo chiamare non vittime del Covid 19, ma invece possiamo indicarli come vittime di Stato? Vittime di assenza di protocollo, di assenza di organizzazione vera, di assenza di canalizzazione corretta delle risorse finanziarie, di ASSENZA DELLA PRESENZA DELLO STATO!
E’ un anno ora, ed il cittadino è ancora lasciato a sè stesso, per quanto riguarda i diritti. Ma lo Stato non si dimentica di lui quando deve rispondere dei suoi doveri, come pagare le tasse!
Si prenda coscienza del fatto che siamo noi cittadini i primi che devono esigere da chi conduce la nazione rispetto, risposte e soluzioni. Se lo Stato fa orecchie da mercante, nel rispetto di ciò che ci distingue da coloro che non si interessano al nostro bene, esercitiamo il nostro diritto di dissentire, ma sopratutto facciamo sentire che tra noi c’è unità, c’è solidarietà, c’è confronto per le migliori soluzioni. Non è possibile applicare dogmi in queste situazioni. Solo il confronto e l’ascolto porta a soluzioni concrete. Il 2020 ce lo ha insegnato in modo molto doloroso. E’ come se ci trovassimo tutti sulla stessa nave, non importa da che parte imbocca l’acqua, se affonda, siamo tutti naufraghi…Dobbiamo vigilare affinchè questo Stato non si distragga in cose in questo momento non necessarie, così da non ripetere gli stessi numeri dello scorso anno, perchè si stanno ripetendo!!!!
Solo insieme ed uniti si vincono le battaglie. Divisi, è inutile negarlo, si perde.
Noi ci siamo, con i nostri valori umani, che portiamo avanti da anni. Forse è arrivato il momento di abbracciarli forte ed insieme.
Maria Amadesi