REFERENDUM COSTITUZIONALE 2016 – IL 4 DICEMBRE VOTIAMO NO

IL 4 DICEMBRE VOTIAMO NO

IL 4 DICEMBRE VOTIAMO NO

Più che riforma dovremmo parlare di una vera e propria “controriforma”.
Una riforma che vuole essere tale interviene sul miglioramento della democrazia.
Ci troviamo, invece, di fronte a una scelta che non fa altro che peggiorare decisamente lo status quo, non persegue un avvicinamento degli organi al corpo elettorale, anzi, lo allontana, facendo inoltre venir meno alcuni punti fondamentali come gli equilibri tra i vari organi:
Parlamento-Governo-Corte Costituzionale-Presidenza della Repubblica.
E veniamo subito a spiegare le motivazioni che inducono molte persone e il Movimento de IL LOTO a non appoggiare la Riforma “Renzi-Boschi”:

 

 

IL SENATO

Se vince il No
Il Senato continua ad approvare leggi e a votare la fiducia.
I senatori restano 320 e sono eletti su base regionale.
Per votare bisogna avere almeno 25 anni. Per essere eletti 40.
Tutti gli ex presidenti della Repubblica sono di diritto senatori a vita e il Capo dello Stato in carica ne può nominare altri cinque.

Se vince il Sì
Solo la Camera dei deputati voterà la fiducia al governo e approverà le leggi. Con alcune eccezioni: ci vorrà l’ok anche di Palazzo Madama per le leggi costituzionali, quelle che riguardano minoranze linguistiche, referendum, trattati Ue, enti territoriali o l’elezione e la decadenza dei senatori.
Alle elezioni politiche si voterà solo per la Camera.
Il Senato rappresenterà le istituzioni territoriali e sarà composto da 100 membri, 95 scelti dalle Regioni (21 devono essere sindaci) e 5 dal Presidente della Repubblica ma solo per sette anni. Le modalità dell’elezione dei senatori verranno chiarite con una legge futura.
I senatori a vita restano in carica (e gli ex presidenti continuano a diventarlo).
Non è prevista indennità aggiuntiva per i senatori (non avranno due stipendi).
Resta l’immunità parlamentare.
Scompare il limite di età per essere eletti (si può avere anche meno di 40 anni).

L’ELEZIONE DEL PRESIDENTE DELLA REPUBBLICA

Se vince il No
Il capo dello Stato viene eletto dal Parlamento in seduta comune con i 2/3 dei voti alle prime tre votazioni.
Dalla quarta votazione in poi il limite scende alla maggioranza assoluta (50%+1) degli aventi diritto.

Se vince il Sì
Il Presidente della Repubblica viene eletto solo da deputati e senatori, non ci sono più i 59 delegati regionali.
Nelle prime tre votazioni, servono i 2/3 degli aventi diritto (circa 500 elettori) per eleggere il Presidente. Dal 4° al 6° scrutinio sono necessari i 3/5 degli aventi diritto al voto (circa 440 elettori); dal 7° in poi, la maggioranza dei 3/5 dei votanti (cioè quelli che sono presenti e votano effettivamente).
Il Presidente della Repubblica potrà sciogliere unicamente la Camera e non più il Senato, essendo composto da rappresentanti regionali.
Il presidente della Camera, durante l’assenza del Capo dello Stato, ne fa le veci (attualmente questo compito è svolto dal presidente del Senato).

POTERI DELL’ESECUTIVO

Se vince il No
Il governo mantiene una generica procedura “abbreviata” (articolo 72) che riduce i tempi dei lavori per quanto riguarda decreti legge e provvedimenti urgenti.
I decreti legge sono ammessi solo in “casi straordinari di necessità e di urgenza”.

Se vince il Sì
Viene inserita, nella Costituzione, una “via preferenziale”, ossia il “voto a data certa”, che consente al governo di accelerare l’iter di approvazione di leggi ritenute importanti per il suo programma politico.
L’esecutivo può chiedere alla Camera di inserire un testo tra le priorità, per arrivare al voto definitivo in 70 giorni al massimo.
La Camera ha la possibilità di accogliere o meno questo iter.

LEGGI DI INIZIATIVA POPOLARE

Se vince il No
Per fare una proposta di legge di iniziativa popolare servono le firme di 50.000 elettori (articolo 71), oltre al testo della legge redatto in articoli.
Nella Carta non c’è la garanzia che queste proposte saranno discusse e votate.
Se vince il Sì
Ci vorranno 150.000 firme.
Viene introdotta la garanzia costituzionale che la legge di iniziativa popolare verrà discussa e votata in Parlamento.
REFERENDUM

Se vince il No
Per i referendum abrogativi rimane il limite minimo del 50%+1 degli aventi diritto per rendere valido il voto.
Nella Carta non c’è la garanzia che queste proposte saranno discusse e votate.

Se vince il Sì
Per i referendum abrogativi rimane il limite minimo al 50%+1 degli aventi diritto.
Se sono almeno 800.000 gli elettori a richiedere il referendum abrogativo, il quorum si abbassa al 50%+1 dei votanti alle ultime elezioni per la Camera dei Deputati.
Esempio: alle ultime elezioni politiche (2013) hanno votato, per la Camera, poco più di 34 milioni di elettori. Se un ipotetico referendum abrogativo venisse richiesto da 800.000 elettori, basterebbero circa 17 milioni di elettori + 1 (circa la metà di 34 milioni, appunto) per rendere valido il referendum.
Nascono, inoltre, due nuovi tipi di referendum: quello propositivo e quello di indirizzo.
Per decidere modalità ed effetti di queste consultazioni, serviranno prima una legge costituzionale e poi una legge ordinaria.

COMPETENZE DELLE REGIONI

Se vince il No
Le competenze fra Stato e Regioni restano divise in “esclusive” (solo dello Stato) e “concorrenti” (cioè su cui hanno competenza le Regioni sulla base di alcuni princìpi fondamentali dettati dallo Stato). Queste ultime vanno dall’istruzione alla protezione civile, dalla tutela della salute alla tutela dei beni culturali e ambientali, dalla ricerca scientifica all’energia, oltre a diverse norme che riguardano professioni e lavoro.

Se vince il Sì
Viene riscritto l’articolo 117 della Costituzione. La definizione di “competenza concorrente” viene eliminata, mantenendo solo il concetto di “competenza esclusiva”.
Aumentano le competenze dello Stato. Materie come energia, trasporti e infrastrutture strategiche e di rilievo nazionale, la sicurezza sul lavoro, la protezione civile e la ricerca scientifica tornano di competenza statale.
Rimane il principio che lo Stato si occupi della legislazione di principio, lasciando alle Regioni quella specifica, su alcune materie, tra cui: tutela della salute, politiche sociali e sicurezza alimentare, istruzione, ordinamento scolastico.
Lo Stato può esercitare una “clausola di supremazia” verso le Regioni, che gli permette di intervenire anche su materie non di competenza esclusiva per tutelare l’unità della Repubblica e l’interesse nazionale.

ABOLIZIONE DELLE PROVINCE

Se vince il No
Le province non vengono formalmente abolite del tutto, ma mantengono la struttura prevista dalla legge Delrio, che nel 2014 ha ridefinito l’assetto e le funzioni delle province.

Se vince il Sì
Le province sono definitivamente abolite.
Cambia l’articolo 114 della Carta. La Repubblica sarà costituita solo “dai Comuni, dalle Città metropolitane, dalle Regioni e dallo Stato”.

ABOLIZIONE DEL CNEL

Se vince il No
Rimane in vita il Cnel, ovvero il Consiglio nazionale dell’economia e del lavoro, un ente statale che ha la possibilità di proporre iniziative legislative in materia di economia e lavoro e di fornire pareri su questi argomenti. Tali pareri non sono vincolanti, e vengono forniti solo se richiesti dal governo, dalle Camere o dalle Regioni.

Se vince il Sì
La riforma abolisce l’articolo 99 della Costituzione e quindi scompare il Consiglio nazionale dell’economia e del lavoro.
(Tratto da repubblica.it)

In virtù di ciò che leggiamo, ribadiamo la nostra posizione a favore del NO.

Diciamo No alla instaurazione di un regime politico fondato sul governo di un partito unico!

Diciamo No a chi vuole sopprimere la sovranità del popolo!

Diciamo NO allo scempio della Costituzione attuato attraverso una riforma che sottrae poteri ai cittadini e mortifica il Parlamento!

Diciamo No ad una riforma prodotta da un parlamento eletto con una legge elettorale (Porcellum) dichiarata incostituzionale!

Diciamo No ad una riforma che crea confusione e conflitti tra i vari organi!

SALVAGUARDIAMO LA VOCE DEL POPOLO