Programma

Il Loto si propone come espressione politica di armonia tra pensiero, parola ed azione da tradurre in concreti obiettivi e riforme istituzionali che esprimano i valori umani di verità, rettitudine, pace, amore e non violenza in un approccio moderno e riformista nella vita sociale e politica.

Il nostro programma è pensato da persone semplici che si impegnano ad affrontare tematiche complesse con un linguaggio comprensibile.

Il nostro è un chiaro impegno alle riforme partendo da noi stessi per giungere non solo a un miglioramento della vita sociale ma a una reale evoluzione verso il raggiungimento della completa espressione delle potenzialità positive della persona all’interno di sé stessa e nella società.

Questo programma non è un collettore di parole o promesse, questi ideali sono il nostro respiro e la nostra vita quotidiana, un programma politico e un’avventura istituzionale che diviene opportunità di condivisione.
Questa è la nostra sfida e il nostro progetto, il coraggio e l’umiltà di una scelta: IL Loto.

Istruzione

Per il Loto assume un significato determinante e preponderante la formazione dell’individuo, la sua preparazione a dare il meglio di sé stesso come componente centrale e costruttiva della società. Riteniamo pertanto fondamentale ed essenziale nel nostro impegno, lavorare per una riforma ed un’integrazione del sistema scolastico in modo che lo stesso abbia a prevedere anche una formazione interiore del bambino e del giovane, rafforzando nello stesso la fiducia e i valori umani fondamentali che saranno la guida a cui potrà ancorarsi in ogni campo della vita.
Educazione, deriva dal latino educere “tirare fuori”, tale concetto ci riporta al significato primigenio dell’educazione intendendosi come tale l’apprendimento di elementi e strumenti idonei a “tirare fuori” non solo quanto si è appreso scolasticamente ma anche la parte profonda e migliore della persona.
E’ importante vivere nel mondo preparati, istruiti, educati, all’impatto non solo con il mondo del lavoro ma con il mondo delle relazioni interpersonali e con il proprio mondo interiore, comprendendo il valore proprio e dell’altro ove il concetto da sottolineare non è l’alterità ma il consapevole rispetto del dato etico che la persona che ci sta di fronte è un altro noi stesso con medesimi sentimenti, esigenze ed emozioni pur modellate con distinte caratteristiche somatiche, preferenze e capacità.

La conoscenza di sé, degli altri e del variegato mondo culturale sono elementi che devono essere integrati ed ispirati a dei valori fondamentali e comuni tra il Sé interiore, l’altro e la realtà sociale e mondana, quei valori che Il Loto identifica nei valori umani fondamentali di: verità, rettitudine, pace, amore, non violenza.
In molte nazioni vi sono istituti di istruzione ove l’educazione scolastica è stata integrata da tempo con un programma di educazione ai valori umani, che prepara il giovane adulto a diventare un cittadino calmo, onesto ed affidabile della società che egli considererà non soltanto l’ambiente dove raggiungere affermazione personale e successo economico ma anche l’ambiente ove offrire le proprie competenze al servizio del miglioramento degli standard di vita collettivi per l’evoluzione e il progresso.
Molti Governi hanno già ufficialmente introdotto un sistema educativo ai valori umani nei programmi scolastici ufficiali e l’Italia ha la concreta chance di riformare il proprio sistema scolastico in modo innovativo e positivo per la società.

L’apprendimento e l’esperienza dei valori umani, produrrà sicuramente una società rispettosa dell’individuo e dei Diritti Umani individuali e collettivi.
E quanto queste argomentazioni siano sentite dalla collettività politica internazionale è dimostrato tra l’altro, (oltre che dalle migliaia di scuole che nel mondo hanno già hanno introdotto metodologie di insegnamento e strumenti pedagogici inerenti i valori umani) anche dal fatto che già dal 1997 l’Educazione ai Diritti Umani è area prioritaria del Consiglio d’Europa.
Inoltre, anche le Nazioni Unite, nella loro 59 esima sessione del 10 Dicembre 2004, hanno adottato una risoluzione che invita tutti gli Stati Membri ad introdurre nei curriculum scolastici l’educazione ai diritti umani a partire dal 2005.
Questa raccomandazione arriva a conclusione del decennio dell’educazione ai diritti umani ed è accompagnata da un documento dal titolo “ Il programma mondiale per l’educazione ai diritti umani  il cui obiettivo è di aiutare gli Stati Membri a fare un’analisi della situazione attuale e di sostenerli nella creazione di strumenti pedagogici che facilitino l’introduzione dell’educazione ai diritti umani nei curriculum scolastici.
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I valori umani sono la radice dei diritti e dei doveri individuali, il rispetto dei Diritti Umani passa attraverso la conoscenza e l’educazione ai valori umani che, nella nostra società attuale sono stati spesso sacrificati al fine dell’affermazione e della sopraffazione dell’uno sull’altro.
Noi riteniamo che il primo valore da riconoscere sia l’unità nella diversità. Solo attraverso l’unità si può acquisire la forza per costruire, solo i valori umani possono metterci in grado di sperimentare l’unità nella società e l’importanza del rispetto della diversità come punto di forza collettivo.
Il Loto ritiene che il vero investimento prodromico al progresso collettivo in una società democratica ed accogliente, sia l’investimento indirizzato sull’individuo, sulla sua comprensione di sé e la fiducia in sé stesso, sul rispetto dell’altro, sull’esercizio di comprensione e autocontrollo di sé, sul valore del servizio alla società e al prossimo.
L’integrazione del sistema scolastico con l’introduzione del programma educativo ai valori umani ha importanza fondamentale nel progetto politico de Il Loto, un programma che sviluppa la fiducia in sé stesso del bambino, la sua capacità di autocontrollo e lo prepara ad un consapevole confronto con gli altri e con i problemi della società.
E’ preminente fornire allo studente ogni idoneo strumento di crescita personale che lo porti ad innalzare il suo livello di consapevolezzarispetto alla sua natura interiore, al suo ruolo nella società e ai valori umani. Sarà quindi importante che all’interno di un programma scolastico culturale e scientifico, siano previsti momenti dedicati alla conoscenza di sé, a come acquisire il controllo dei propri sensi e delleproprie pulsioni elementari, spazi dedicati non solo all’educazione fisica in senso sportivo ma anche all’educazione fisica spiritualmente intesa (meditazione, riflessione, cura di sè, la corretta alimentazione, l’importanza di esprimere e incanalare le proprie emozioni). Lo studente dovrà potersi rendere conto dell’importanza di un pensare sano, di un parlare sano, di un agire sano, laddove sano significa ad esempio veritiero, umile, misurato, responsabile, non violento, amorevole…in una parola: consapevole.
Fondamentale è il ruolo del corpo insegnante che, attraverso appositi corsi di formazione (la cui frequentazione dovrà essere resa obbligatoria) saranno preparati a condurre le lezioni del programma educativo ai valori umani e ad integrare l’insegnamento delle materie tradizionali con riferimenti ai valori umani (ad esempio le lezioni di storia, le lezioni di filosofia e di diritto ecc…).
Anche per gli insegnanti e la professione stessa dell’insegnamento, si tratterà di una concreta rivalutazione e approfondimento per recuperare quel ruolo di guida, anche umana, fondamentale per la crescita e lo sviluppo della personalità dello studente.
Infatti, insegnare all’umanità in crescita non è un lavoro come tutti gli altri, è un compito delicato e importantissimo che necessita grande competenza ma anche grande umanità e l’aderenza con quei valori che si vogliono rendere patrimonio dei giovani. L’esempio d’altro canto è uno dei primi metodi di insegnamento e quindi non va sottovalutato l’impatto che la personalità e il comportamento dell’insegnante può avere sugli studenti.

L’educazione ai valori umani, sarà quindi un momento di confronto e di crescita (anche reciproca) tra alunno e insegnante, ove quest’ultimo recupera non solo il ruolo atto ad inculcare un apprendimento libresco, ma anche la funzione di consigliere, esempio e motivazione rispetto alla formazione umana e ideale del bambino e del giovane.
Un apposito comitato permanente di studio per l’integrazione del sistema educativo ai valori umani nei programmi scolastici tradizionali, andrà attivato presso il Ministero dell’ Istruzione al fine di garantire il coordinamento dei programmi e l’invio delle necessarie informazioni di supporto.
Gli studenti, attraverso circoli di studio, esercitazioni, giochi e attività artistiche, potranno imparare il valore della verità, dell’energia della parola, dell’importanza della coerenza tra pensieri, parole ed azioni a beneficio della loro vita quotidiana.
La scuola è di fatto una seconda casa dei giovani e come tale anche la struttura deve essere pulita, decorosa ed accogliente, con spazi per il relax, sale polifunzionali che si possano mettere a disposizione dei ragazzi anche dopo il consueto orario delle lezioni, per fini artistici, culturali, aggregativi, di meditazione e riflessione. Le nostre strutture sono inadeguate e spesso fatiscenti, e nel contempo molte strutture nuove vengono abbandonate per ragioni incomprensibili e con enorme spreco di denaro pubblico.
Ogni investimento a favore della scuola è, secondo noi, un buon investimento!

L’introduzione del programma educativo ai valori umani nel sistema scolastico italiano è uno degli obiettivi principali che Il Loto si pone nel breve periodo

Sempre in tema scolastico, vogliamo sottolineare come in questi ultimi anni abbiamo assistito ad un progressivo svuotamento di importanza della cosiddetta ora di religione.
IL Loto ritiene che l’ora di religione debba essere ridefinita Ora di Studio delle Religioni e delle filosofie spirituali nel mondo da rendere di nuovo materia di studio importante con contenuti assai diversi rispetto al passato.
Infatti, l’ora di studio delle religioni e delle filosofie spirituali nel mondo, darebbe ai giovani studenti una conoscenza delle numerose realtà religiose e credenze spirituali delle varie culture (rispettando il credo individuale ed anche le famiglie eventualmente non credenti) con cui lo studente deve di fatto confrontarsi nella nuova società multi etnica, multi religiosa e multi razziale in cui vive.
Andranno studiate e valorizzate le vite dei grandi Maestri e dei Santi, quali incarnazioni dei valori umani in azione e modello di riferimento ideale per i giovani.
Si tratta quindi di un momento di conoscenza dell’altro, del compagno di scuola, del futuro compagno di lavoro, della persona che si incontra per la strada e che a volte, troppo frettolosamente viene inserita in qualche categoria prestabilita, non viene rispettata e verso la quale si reagisce in modo non appropriato anziché interagire in modo costruttivo.
Riteniamo sia molto importante che la Scuola recuperi il ruolo educativo come primo momento di socializzazione dei giovani.
E’ molto importante creare maggiori momenti di comunicazione e incontro tra la famiglia e la scuola al fine di coordinare l’educazione e l’istruzione, al fine di incanalare nel modo migliore le energie e le aspettative dei giovani che devono essere guidati verso la migliore realizzazione ed espressione del loro potenziale.
La Scuola, dovrà divenire il luogo dove il giovane studente potrà non solo frequentare le ore di lezione ma, attraverso l’attivazione di appositi sportelli, trovare un supporto psicologico, medico, sessuologico e di incentivazione al volontariato attraverso la valutazione di possibilità di servizio disinteressato a favore delle associazioni o delle istituzioni.

La donna madre nella società

Il ruolo della donna lavoratrice e nel contempo madre e primo maestro di vita del figlio, è per sua natura estremamente impegnativo e faticoso e, nonostante i vari interventi legislativi anche recenti e comunque positivi (ad esempio la L.53 del 2000 e il successivo Testo Unico dlgs n.151 del 2001, in materia di tutela e sostegno della maternità e della paternità) non riceve adeguato supporto e sostegno al fine di permettere il contemperamento degli interessi imprenditoriali e/o professionali con quelli prettamente personali della madre.
Diverse nazioni europee hanno legislazioni più elastiche e agevolative del ruolo materno, oltrechè della famiglia, basta pensare al modello francese e al modello tedesco. Non è un caso che l’Italia abbia un tasso di natalità tra i più bassi dei paesi europei.
Da noi le discriminazioni sono ancora un fatto reale, spesso maternità significa ancora perdita del lavoro, impossibilità di assunzione o, nella migliore delle ipotesi (dato che soprattutto al sud del paese esistono purtroppo ancora i licenziamenti in tronco a causa di una gravidanza) si perviene a un allontanamento protetto e retribuito per lunghi periodi dal posto di lavoro con conseguente marginalizzazione delle competenze professionali e dell’esperienza specifica maturata.
Ciò ha un doppio ordine di conseguenze, sia di ordine lavorativo che di ordine umano.
Da un punto di vista prettamente lavorativo la maternità diviene per l’azienda un costo di gestione gravoso e che porta insoddisfazione nel datore di lavoro.
Dal punto di vista personale – umano, spesso la giovane madre subisce una relativizzazione del suo ruolo di donna attiva, integrata nella società, partecipe del movimento quotidiano extra domestico, per riscoprirsi frustrata e sola tra le mura domestiche ove, la sua unica (pur sublime) relazione è quella con il bambino.
Il disagio interiore, che alcune madri manifestano anche in modo eclatante e drammatico, si riflette sulla serenità della famiglia intera creando inquietudine anche nel marito che, nella maggior parte dei casi, mantiene gran parte dei ritmi quotidiani e delle abitudini pre-parto (pur considerando le recenti normative che permettono alcune equiparazioni tra i genitori per permettere ad entrambi di essere presenti con i figli) e non ritrova il livello di comunicazione abituale con la sua compagna.
Noi riteniamo che, la donna – madre debba essere aiutata a mantenere il rapporto costante con il mondo del lavoro attraverso l’incentivazione alla costituzione dei nidi o micro nidi aziendali, anche alla luce delle agevolazioni fiscali introdotte negli ultimi anni in favore delle aziende (ad esempio l’art.70 della finanziaria 2002 ossia la L.448/2001) ma con una maggiore semplificazione e valorizzazione delle strutture interne alle aziende con riduzione dei tempi e delle liste di attesa e ulteriore incremento delle agevolazioni alle aziende che decidano di impegnarsi in questo campo.
Il Loto ritiene altresì che non vada trascurato lo studio di incentivi alle aziende che favoriscano non solo il mantenimento di posti di lavoro ma anche l’assunzione di lavoratrici con bambini sotto i 3 anni di età offrendo loro un funzionale e interno nido aziendale.

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Oltre al mantenimento del proprio ruolo lavorativo e sociale, per la donna – madre (anche lavoratrice casalinga) si presentano molteplici difficoltà di carattere personale e di confronto con il ruolo di educatore e primo maestro di vita del bambino.
Proponiamo la attivazione istituzionale di club delle madri (attraverso un recupero delle strutture inattive nei territori comunali e a integrazione e miglioramento dei centri diurni per madri in difficoltà) per giovani madri come momenti di socializzazione e integrazione culturale dove insieme ai figli le madri possano creare una nuova rete sociale tra persone che vivono emozioni, difficoltà e fasi quantomeno simili.
In tali centri si dovrebbe introdurre la presenza di sportelli di sostegno psicologico, pediatrico e di supporto alla creatività, alla conoscenza culturale e all’espressione artistica.

La famiglia

Un’altra delle priorità del Loto è il sostegno alla famiglia come comunità sociale fondata sull’amore e sulla collaborazione reciproca.
Abbiamo già detto e vogliamo ribadire, che la legislazione italiana non offre sufficienti garanzie ed agevolazioni alla vita famigliare, una famiglia francese per pari reddito, soffre circa metà del carico fiscale di una famiglia italiana e gode di numerosi contributi una tantum e periodici al mantenimento dei figli (oggi anche del terzo figlio).
Riteniamo che debba essere maggiormente sostenuta e incentivata la possibilità di creare nuove famiglie cui lo Stato si affianchi almeno per i primi anni attraverso agevolazioni e strumenti specifici.
Alla famiglia al di sotto del reddito medio, andranno attribuiti contributi a fondo perduto per la locazione o l’acquisto della casa (in tal senso ad integrazione e specificazione di quanto applicato in alcune realtà territoriali locali) e la locazione dovrà essere un costo integralmente detraibile almeno per i primi 5 anni di matrimonio.
Pensiamo a contributi di natalità una tantum e assegni periodici regolari con incidenza decrescente in base all’aumentare dell’età del figlio e alle possibilità per lo stesso di diventare autonomo e per il genitore di dedicarsi più attivamente al lavoro, sgravi fiscali con deducibilità di tutti i costi inerenti il mantenimento dei figli (la scuola, la sanità, almeno un corso sportivo o un corso artistico), detraibilità dei costi per una baby sitter e simili, fornitura gratuita dei libri di testo per le famiglie gravemente disagiate. Pensiamo a complessivi sgravi fiscali per la famiglia con possibilità di dedurre anche le spese per l’automobile famigliare, carburante, le polizze assicurative e le spese legali.
Pensiamo a incrementare le possibilità di concessione di mutui agevolati per l’acquisto della prima casa e per l’inizio di un’attività di impresa famigliare.
La famiglia è un microcosmo fondamentale per l’armonia della società, un microcosmo che negli ultimi decenni ha assunto connotazioni più ampie rispetto al concetto storico tradizionale, passando dalla coppia marito – moglie con figli, alla coppia di fatto etero e omosessuale, sino addirittura alla considerazione della famiglia cosiddetta “monoparentale”.
E’ indubbio che nel nostro Paese (che si muove irrimediabilmente in ritardo rispetto non soltanto all’Europa), si sia parlato anche in modo estremamente fazioso e strumentale delle coppie di fatto; anche noi del Loto ne abbiamo discusso molto e siamo pervenuti ad una conclusione che ci rappresenta e rappresenta i valori fondamentali cui siamo ancorati.
E’ conclamata per noi la pari dignità e l’uguaglianza di ogni essere umano, un’uguaglianza che deve essere valorizzata proprio nella diversità di ognuno e nel rispetto delle diverse scelte di ognuno.
E’ evidente il ruolo centrale per l’umanità e per la società della famiglia composta da uomo e donna e dalla prole, prodromo della nostra stessa sopravvivenza come specie e nucleo insostituibile della società.
Riteniamo non si possa e non si debba trascurare l’importanza assolutamente preminente della famiglia cosiddetta “tradizionale”, la quale non deve in nessun caso essere soggetto strumentale di polemica, la famiglia è prima di tutto una scelta che nobilita e responsabilizza l’individuo che è motivato a scegliere per tutta la sua vita e decide di assumere un vincolo non solo affettivo ma anche contrattuale assai complesso e che implica numerose conseguenze e rinunce di carattere personale per il bene di tutti i componenti della famiglia stessa.
Riteniamo però che anche la convivenza more uxorio stabile e reale (etero od omosessuale), debba poter divenire soggetto effettivo di diritti e doveri. Chi, per propria insindacabile scelta, decida di convivere, per costruire un legame solido, costruttivo e palese verso l’ambiente che lo circonda, deve potersi sentire parte attiva della società, riceverne garanzie in termini di diritti ed essere identificato quale soggetto di doveri, sia nell’ambito della coppia che verso la società, in qualità di coppia.
Ad ogni cittadino va riconosciuta la possibilità di definirsi in modo leale e aperto verso la società, ed è dovere della società attivarsi per permettere ai cittadini di godere della migliore qualità di vita possibile nel rispetto delle comuni regole di convivenza.
Nei nostri intendimenti vi è quindi lo studio di una formula soddisfacente che dia alle coppie di fatto la necessaria tutela e dignità sociale, sia in termini pratici giuridici, che in termini di riconoscimento di un’identità sociale rispettata ed accettata, a fronte di una formalizzazione e stabilizzazione del vincolo che potrà anche essere criterio di una crescente soggettivizzazione giuridica con il decorrere del tempo.
Va sottolineato che i diritti e le problematiche della famiglia, lato senso intesa, andrebbero discussi e regolamentati in modo unitario, rapido e con omogeneità di trattamento, per questo crediamo che l’attuale frammentazione delle competenze tra Tribunale per i Minorenni e Tribunale ordinario, comporti un aggravio di incombenze e problemi di coordinamento.
Desideriamo attivarci affinché ogni problematica della famiglia (ivi comprese separazioni, divorzi e problematiche legate alle coppie di fatto) possa essere discussa in un’unica sede secondo un modello di Tribunale della famiglia già applicato in altre nazioni europee (ad es. in Germania).
Dobbiamo guardare a una complessiva semplificazione burocratica della vita del cittadino e a un’ottimizzazione e innalzamento delle competenze per settori così specifici e delicati come l’ambito familiare.
Dobbiamo fare in modo che la famiglia, quando sia costretta a rivolgersi alla giustizia, trovi interlocutori disponibili e specializzati nelle problematiche famigliari, riducendo il rischio di lungaggini decisionali ed errori spesso irrimediabili.

I giovani

Abbiamo parlato introduttivamente del ruolo essenziale che per noi riveste una corretta educazione ai valori umani nella formazione della persona e in particolare dei giovani, in questo paragrafo ci occupiamo principalmente delle esigenze di integrazione lavorativa e personale del giovane con la società degli “adulti”.
Il giovane, spesso marginalizzato, tende ad autoestromettersi dalla partecipazione ad una società governata dagli “adulti” e in cui gli è molto difficile poter esprimere i propri sentimenti e le proprie aspirazioni.
Durante il Consiglio Giovanile, tenutosi a Bruxelles il 23 Novembre 2000, il Commissario responsabile degli affari per la gioventù, ha esposto al Consiglio il progetto di creare un Libro Bianco su una politica giovanile orizzontale per l’Unione Europea. Il Commissario si è così espressa: “Non abbiamo intenzione di imporre ai giovani i programmi per la gioventù, ma di elaborarli insieme a loro. Vogliamo discutere con i giovani il futuro delle politiche che li riguardano”. A ciò è seguita la creazione del Libro Bianco, una sorta di quadro di riferimento per le azioni comunitarie in favore dei giovani.
Questa modernizzazione dell’azione pubblica europea è retta da cinque principi fondamentali: l’apertura, la partecipazione, la responsabilità, l’efficacia e la coerenza.
Apertura: assicurare un’informazione e una comunicazione attiva nei confronti dei giovani, formulata nel loro linguaggio, per far sì che comprendano il funzionamento dell’Europa e delle politiche che li riguardano.
Partecipazione: assicurare la consultazione dei giovani e promuovere la loro partecipazione alle decisioni che li riguardano e, in linea generale, alla vita delle loro collettività.
Responsabilità: sviluppare una cooperazione nuova e strutturata tra gli Stati membri e le istituzioni europee onde attuare, al livello di responsabilità appropriato, soluzioni concrete in risposta alle aspirazioni dei giovani.
Efficacia: valorizzare la risorsa costituita dalla gioventù perché possa meglio rispondere alle sfide della società, contribuire al successo delle diverse politiche che la riguardano e costruire l’Europa di domani.
Coerenza: sviluppare una visione integrata delle diverse politiche che riguardano la gioventù e dei diversi livelli d’intervento pertinenti.
Nel corso delle consultazioni che hanno preceduto la redazione del Libro Bianco i giovani hanno identificato diversi filoni di riflessione:
la partecipazione, l’istruzione, l’occupazione, la formazione professionale, l’integrazione sociale, il benessere, l’autonomia personale, la cultura, i valori europei, la mobilità, le relazioni con il resto del mondo.
Noi crediamo che i giovani siano una grandissima risorsa.
Le famiglie e i giovani studenti investono molto tempo ed energie anche economiche, per conseguire qualifiche professionali e titoli accademici. Purtroppo a ciò non consegue automaticamente l’ottenimento di un posto di lavoro adeguato e soddisfacente per i giovani che, anzi, frequentemente svolgono mansioni sottodimensionate, non riescono ad entrare in modo stabile nel mondo del lavoro e non hanno mezzi per impiegare la loro creatività e la loro imprenditorialità.
Riteniamo che per i giovani debbano essere pensati strumenti, anche di tipo creditizio, meno standardizzati e più vicini alle esigenze del giovane adulto, che possano favorire lo sviluppo della sua personalità ed identità.
Crediamo che sia possibile strutturare un’agevolazione bancaria ad hoc (una sorta di microcredito giovanile), da concedersi a giovani (entro i 30 anni) che vogliano iniziare una loro attività artigianale, imprenditoriale o professionale.
Nel mondo sono in corso di applicazione modelli di credito diversi da quelli tradizionali estremamente rigidi e spesso fatali in caso di fluttuazioni negative tipiche delle attività in fase iniziale.
Un modello innovativo e flessibile che ha dato risultati straordinari è quello della Grameen Bank (che ora sta espandendosi anche negli USA), la cosiddetta banca dei poveri, verso la quale guardiamo con ammirazione per la sua capacità di favorire l’integrazione, il lavoro di gruppo, sostegno alle donne e miglioramento sociale complessivo.
Stiamo pensando a un modello creditizio a misura dei giovani che singolarmente o in gruppo abbiano a proporsi di iniziare un’attività imprenditoriale o, anche “solo” di costituire una famiglia, piccoli prestiti con programmi di gruppo e individualizzati che possano compensare con flessibilità dei momenti in cui per esigenze reali ed oggettive, non sia possibile tenere il passo con il piano di rientro.
Un contatto costante e riepiloghi della situazione a cadenza periodica (incontri frequenti con il consulente bancario che diviene un alleato, una figura familiare ed umana), una meritocrazia basata sull’effettivo rispetto delle condizioni contrattuali e che consenta di ottenere ulteriore credito, un rapporto con la banca che divenga momento di incontro e di sostegno del giovane impegnato a costruire il futuro suo, della sua famiglia e della società. Come dice Yunus: “vogliamo guardare alla persona e non al prodotto”.
Riteniamo che ogni istituzione pubblica e privata debba compartecipare alle iniziative che garantiscano una giustizia distributiva delle risorse disponibili, la fiducia riposta nei giovani è la fiducia che si rinnova nella società, così come in alcune istituzioni accademiche è nota la figura del prestito sull’onore (senza garanzie e a tasso agevolato), noi riteniamo che sia necessario consentire ai giovani di dimostrare il meglio di loro e ciò può avvenire soltanto dando fiducia ai giovani che sono il nostro NOI di domani.
A ciò dovranno aggiungersi incentivi per le aziende che assumano e formino giovani a tutti i livelli retributivi e lavorativi.
Pensiamo anche a degli spazi all’interno degli enti e delle aziende pubbliche, che possano costituire momento di apprendimento e primo guadagno del giovane ancora nella fase degli studi.
La gioventù è l’età delle aspirazioni e degli ideali, le positive aspirazioni e i consigli su numerosi argomenti, potrebbero arrivare da uno spazio televisivo autogestito da ragazzi al di sotto dei 30 anni (con la collaborazione delle principali emittenti). Opportunità di lavoro, consigli per le problematiche giovanili, opportunità di volontariato e servizio al prossimo e proposte di svago sano ed edificante. Un momento per i giovani divulgato dalla voce dei giovani, secondo un metodo e un linguaggio che rispetti la piena dignità della persona in crescita.
Insegnare ai giovani ad avere fiducia in sé stessi e dall’altro lato dare anche concretamente fiducia ai giovani (e dare credito è sinonimo di dare fiducia!), costituisce un investimento sano, produttivo di un ritorno nella società non solo di competenze professionali ma anche di spirito di disponibilità e servizio disinteressato in quanto le proprie competenze e risorse specifiche costituiscono patrimonio della collettività e non del singolo.
Siamo convinti che la condivisione ci renda meno marginali, che la conoscenza della differenza ci renda meno soli.
Unitamente ai nostri programmi per rendere il giovane un membro sempre più attivo, partecipe e positivamente costruttivo della società, teniamo a sottolineare il nostro fermo e risoluto impegno in tutela dei giovani e in particolare dei bambini e di tutte le forme di abuso (anche sessuale) in loro danno.
Esprimiamo una decisa condanna rispetto a ogni comportamento che sia prevaricazione e abuso dell’infanzia e della gioventù e riteniamo doveroso che vengano applicate maggiori tutele atte a contrastare la pedofilia, la pedopornografia e ogni forma di sfruttamento minorile.
La pedofilia, che letteralmente significa “affetto per i bambini“, non è solo una parola inquietante che nasconde uno dei più grandi orrori contemporanei, non è solo un disagio individuale o un’espressione di famiglie degradate, è una realtà organizzata che gode di veri e propri tour operator, organizzatori, venditori, strumenti telematici e di marketing e così via.
Si tratta di una grande industria della morte della dignità umana, una violenza di massa praticata con disinvoltura da centinaia di migliaia di persone le quali hanno l’ardire di costituirsi in partiti politici (è accaduto purtroppo in Olanda), l’ardire di proclamare la giornata dell’orgoglio pedofilo via internet e organizzarsi in gruppi vacanze.
La gestione di un sito internet pedopornografico fa introitare al gestore decine di migliaia di euro al giorno, soldi che, perlopiù, vengono spesi con regolari carte di credito con transazioni ufficiali che scorrono nella rete delle banche tradizionali.
A fronte di un quadro che vede (secondo statistiche i cui indici sono in costante e continuo cambiamento ed aggiornamento) la maggior parte dei siti internet pedopornografici dislocati presso gestori di nazioni all’avanguardia nei controlli incrociati (Usa, Germania), rimane bassissima la soglia di punibilità e il blocco dei siti illegali.
L’extraterritorialità tipica di internet è uno dei fattori che rende necessaria la collaborazione tra Stati al fine di un’efficace repressione.
La legge 3 agosto 1998, n. 269 “Norme contro lo sfruttamento della prostituzione, della pornografia, del turismo sessuale in danno di minori, quali nuove forme di riduzione in schiavitù” ha introdotto alcune modifiche significative al codice penale, ed in particolare ha previsto la punibilità del cittadino italiano anche per il fatto commesso all’estero.
Siamo convinti però che si debba progettare un intervento legislativo più completo che preveda vigilanza continua ed effettiva su ogni contesto in cui il giovane e l’adulto si trovino ad interagire, dagli asili, alla scuola, dalle associazioni sportive, alle attività di socializzazione svolte nelle parrocchie e così discorrendo. Senza dimenticare che il pedofilo è un soggetto che soffre di una grave devianza, di un effettivo disturbo che possiamo chiamare “malattia” e che quindi, non è sufficiente prevedere la sua carcerazione senza pensare a una rieducazione, ad una cura e ad una effettiva riabilitazione, che possa farlo rientrare nella società senza la certezza di una recidiva sin troppo frequente.
Non basta la condanna (che è pur sempre poco frequente rispetto ai numeri accertati dei pedofili), bisogna sincerarsi della sua effettività e della sua efficacia.
Internet è divenuta una grande cassa di risonanza di questo triste fenomeno, non dimentichiamo però che molti abusi vengono commessi nell’ambito familiare e finiscono per passare sotto silenzio a causa della difficoltà per la vittima di poter raccontare con i suoi tempi e la sua capacità il proprio vissuto.
Dobbiamo fare i conti con un fenomeno non soltanto socialmente rilevante ma socialmente determinante, quanti adulti sono stati bambini silenziosamente abusati e ne hanno portato gravi conseguenze per tutta la vita?
Una nuova legge a tutela dei minori dovrà, secondo noi, essere una legge comprensiva di tutti gli aspetti che già si conoscono carenti, dovrà istituire sportelli e autorità garanti specializzate e dovrà alzare la soglia di punibilità (con rapidità) dei crimini commessi in danno dei minori.

Gli anziani nella società

Un altro NOI che ci sta particolarmente a cuore è il nostro momento della terza età, quel momento in cui la forza prettamente fisica non ci sorregge forse più pienamente ma, il momento in cui la nostra maturità, consapevolezza e conoscenza della vita è al massimo della sua espressione.
La nostra società moderna, legata all’aspetto esteriore, al ruolo prettamente produttivo, tende ad emarginare e considerare un peso la terza età (pur con tutte le dovute eccezioni per i molti che si adoperano a favore degli anziani e soprattutto le numerose associazioni di volontariato) trascurando oltre all’aspetto umano ed affettivo, anche un dato di fatto oggettivo: il progressivo invecchiamento della nostra società occidentale, ove la riduzione del tasso di natalità aggiunta all’allungamento dell’aspettativa di vita, ha creato un progressivo innalzamento dell’età media della popolazione e dove, tra poco tempo, gli anziani saranno in larga maggioranza nella società (si dice che sino a poco tempo fa ogni nonno avesse 5 nipoti e oggi ogni nipote ha 5 nonni!).
Dall’invecchiamento della popolazione deriverà anche la necessità di fare ricorso a risorse umane di nazionalità straniera per colmare le carenze di manodopera. Le nostre società sono destinate a diversificarsi sia sul piano etnico e religioso sia su quello sociale e linguistico. Questa maggiore eterogeneità dovrà essere gestita con una nostra rieducazione complessiva, con l’accettazione della diversità e con la massima sinergia e collaborazione tra tutte le diverse età, etnie e culture conviventi sul territorio.
Noi crediamo che la persona anziana debba poter vivere nella propria casa con il supporto di tutti i sussidi necessari per la propria autonomia ma, nelle molte situazioni in cui ciò dovesse rivelarsi impraticabile (anche a causa di situazioni economiche o di salute disagiate), riteniamo possibile creare delle strutture “senior village o villaggio dell’anziano” ove l’anziano possa godere della sua autonomia abitativa pur facendo vita di comunità.
Nuclei quindi non soltanto abitativi ma in ampio senso residenziali, con servizi, teatri, palestre, sportelli di consulenza e soprattutto con spazi delegati a corsi, consulenze, momenti di formazione gratuiti per i giovani che potrebbero così fruire delle preziose conoscenze professionali o artigianali patrimonio dell’anziano.
Un’opportunità di scambio, collaborazione e lavoro per la persona anziana che potrebbe avere modo a sua volta di apprendere dai giovani ulteriori competenze o nozioni.
Ci riferiamo ad esempio alla possibilità di creare momenti di apprendimento informatico che servirebbero a colmare il grande gap tecnologico venutosi a creare tra le generazioni e che spesso è momento di allontanamento e incomprensione.
Nel contempo, l’apprendimento di nuove forme di comunicazione telematiche consentirebbe all’anziano anche una maggiore socialità culturale e lavorativa anche senza faticosi spostamenti fisici.
Va detto che non sarebbe verosimilmente necessario costruire nuove strutture, ove si tenga conto delle innumerevoli strutture abbandonate esistenti in molte regioni e che costituiscono grave spreco di risorse, tali strutture si possono recuperare e adattare ad una funzione socialmente edificante e soddisfacente per la collettività.
Il maggior problema della terza età, oltre alla non autosufficienza per motivi di salute, è sicuramente un diffuso sentimento di solitudine e una percezione di non interazione con la società circostante.
Il nostro impegno mira al coinvolgimento e al recupero della persona anziana, della sua memoria, della sua competenza, della sua umanità, in modo socialmente attivo, oltre l’età pensionabile il lavoro al servizio della società è una risorsa sia per l’anziano che per il giovane.
Non dimentichiamo comunque la cosiddetta “sindrome della quarta settimana”, quella di molti anziani che non riescono nemmeno più a fare la spesa dopo la terza settimana del mese, pensiamo sia necessario riconoscere dei buoni spesa alle fasce di reddito più basse, garantendo nel contempo un incremento delle possibilità di assistenza domiciliare.

La religione

Il Loto crede nell’unità nella diversità, ciò non può prescindere dal rispetto per ogni credo religioso che porti gli esseri umani verso l’unione e il rispetto reciproco.
La fede è un fatto individuale, il comportamento verso gli altri, il rispetto delle leggi dello Stato, il rispetto dei valori umani e dei diritti umani, rendono la persona un buon cittadino.
Crediamo nell’ospitalità e nella tolleranza, una buona convivenza si basa su una reciprocità di rispetto e quindi crediamo sia giusto rispettare i costumi e le usanze della società in cui ci si trova, nella quale siamo ospiti, senza che il proprio credo diventi un mezzo di disarmonia.
La conoscenza delle reciproche culture religiose attraverso la rinnovata ora di religione scolastica, attraverso un’educazione aperta e sostenuta dai valori umani, renderà la convivenza più semplice tra le varie razze, culture e religioni.
Riteniamo che nei luoghi di studio, così come nei luoghi di lavoro, possano prevedersi piccoli momenti individuali di raccoglimento, preghiera e/o meditazione, al fine di poter nutrire le esigenze dello spirito e non solo quelle del corpo.

Gli emarginati, i diversamente abili, i carcerati

E’ nostro specifico obiettivo contribuire alla creazione di una società integrante e non emarginante, ciò vale per ogni categoria che possa dirsi a qualsiasi titolo marginale o marginalizzata nella società.
Il disagio mentale, la situazione dei diversamente abili, l’emarginazione sociale derivante dalla carcerazione, non deve essere considerata semplicemente una difficoltà per la società ma, deve poter essere considerata una risorsa.
In molti casi la persona diversamente abile ha un bagaglio di conoscenze, esperienze, competenze e creatività che tende a rimanere non condiviso con la società a causa di limiti nella comunicazione e nella condivisione. Barriere architettoniche, problemi di locomozione, problemi abitativi ed economici, indifferenza e mancanza di chance, privano l’individuo e la società di un’opportunità di arricchimento.
La politica di intervento in favore delle persone diversamente abili è ancora eccessivamente frazionata e grava troppo sull’associazionismo privato che peraltro svolge un lavoro straordinario e merita maggiore rispetto e agevolazioni.
Troppo spesso dimentichiamo che il disagio della malattia non grava solo sul malato ma è vissuto in termini di grande afflizione e fatica dalle famiglie che, frequentemente sole, si vedono impegnate a tempo pieno tra burocrazia, trasferimenti, cure, accessi negati e speranze deluse.
Vogliamo sostenere le proposte concrete ed efficaci che creino maggiore coordinamento tra i servizi, il territorio e la persona (attivando maggiori possibilità di intervento sul territorio rispetto agli interventi vincolati alla struttura sanitaria), stiamo lavorando per proporre strumenti pratici di facilitazione, integrazione e rivalutazione delle condizioni emarginanti, desideriamo attivare un gruppo di studio permanente composto da operatori, persone diversamente abili e rappresentanti dell’associazionismo privato, al fine di coordinare le esigenze in concreti progetti, ricordando che tra i dati statistici emersi risulta che la donna affetta da una situazione di disabilità è ancora maggiormente discriminata rispetto all’uomo.
Le discriminazioni che tutt’oggi ancora persistono e la mancanza di chance che da esse deriva, penalizzano la persona cosiddetta diversamente abile spesso senza motivo, dato che sono numerosi ed efficaci gli ausili tecnologici che permettono anche al disabile di poter essere attivo e partecipe anche lavorativamente della vita sociale quotidiana.
Uno dei problemi attuali infatti, è quello di non riuscire a valorizzare queste “diverse abilità”, a volte per mancanza di volontà istituzionale, a volte per mancanza di una corretta informazione. Le istituzioni devono favorire l’inserimento o il reinserimento del disabile nella vita lavorativa, sensibilizzare ed informare, complessivamente “educare” la collettività all’accettazione della diversità e alla valorizzazione della diversità.
Dobbiamo lavorare insieme per programmare un sociale uguale per tutti e pertanto sensibile alla diversità di ognuno.
Un’altra forma di emarginazione, per certi versi necessaria, è la carcerazione, anche se il fine rieducativo della pena rimane in maggior parte un’utopia e, al contrario, l’uscita dal carcere diviene emarginazione reale.
Ad oggi, l’art.20 dell’Ordinamento penitenziario precisa che il lavoro penitenziario non ha carattere afflittivo ed è remunerato, in linea con quanto detta l’art. 27 della Costituzione sulla finalità rieducativa della pena. Tuttavia le retribuzioni non superano, di solito, poche centinaia di euro mensili. Le ipotesi secondo le quali il detenuto ha la possibilità di svolgere una regolare attività lavorativa presso imprese esterne al carcere sono: lavoro all’esterno per i detenuti, lavoro in semilibertà per chi è agli arresti domiciliari e affidamento in prova al servizio sociale.
All’interno degli Istituti penitenziari, possono invece essere avviate lavorazioni organizzate e gestite direttamente da imprese, pubbliche o private, e possono essere istituiti corsi di formazione professionale organizzati e svolti da aziende, pubbliche o private.
La percentuale attuale di detenuti che lavorano nelle nostre carceri è ancora molto bassa. Nonostante apprezzabili interventi e singoli progetti, riteniamo che l’istituzione centrale possa attivare maggiori incentivazioni e spinte verso una collaborazione tra l’impresa e la forza lavoro carceraria.
Riteniamo importante che siano incrementate le possibilità di studio, formazione professionale e lavoro all’interno degli Istituti carcerari con creazione di apposite sezioni destinate al lavoro.
Prendiamo atto dei recenti interventi normativi che divengono primo passo agevolativo per l’imprenditorialità, eppure pensiamo che le forme di agevolazione vadano incrementate sia in vista dell’assunzione di lavoratori carcerati e/o dell’affidamento di commesse e lavori artigianali agli istituti carcerari con opportunità retributive concrete per i detenuti che potranno così da un lato provvedere a restituire il loro eventuale debito economico verso la società e dall’altro formarsi un micro risparmio utilissimo all’uscita dal carcere.
La possibilità di acquisire competenze e conoscenze nel periodo di permanenza carceraria potrà rendere più semplice il reingresso nella società dopo il periodo di detenzione. La stessa esperienza della carcerazione sarà vissuta non come perdita totale ma come concreta opportunità di rinnovamento personale.
Prioritaria è l’esigenza di rendere il carcere un luogo di apprendimento e non un semplice parcheggio della colpa senza possibilità di comprendere il disvalore sociale dei propri comportamenti errati.
L’attenzione istituzionale va indirizzata all’integrazione della normativa esistente e alla massima diffusione mediatica del messaggio verso le aziende, senza mai dimenticare nell’ambito del fine rieducativo della pena, l’introduzione di corsi di educazione ai valori umani per i carcerati.

L’amministrazione della giustizia

Riteniamo, in un’ottica complessiva di centralità dell’individuo nella società, di avere il dovere di prendere posizione sulla situazione attuale della cosiddetta amministrazione della Giustizia, ossia, con visione da utente, ciò che accade nei Tribunali e soprattutto come i nostri problemi vengono risolti in ambito giudiziario.
La incredibile frammentazione legislativa e la mole delle norme, dei regolamenti, delle circolari applicative e delle prassi, rende il mondo giudiziario un ambito estremamente complesso e faticoso da gestire, sia per chi ne è amministratore sia per chi ne è amministrato.
I Magistrati, che in maggioranza svolgono un lavoro ammirevole, in condizioni spesso di estremo disagio, si trovano sommersi da un numero di pratiche iscritte nel loro ruolo che diviene ingestibile e li porta necessariamente ad applicare tempi lunghissimi nella gestione delle cause, tempi che, nella pratica, si traducono spesso con una inefficacia degli effetti positivi attesi dall’utente tramite la sentenza.
Ciò in primis causa numerose frustrazioni negli utenti ma anche negli operatori e rende evidente come anche le pur recentissime riforme ad esempio del codice di procedura civile, non siano sufficienti a garantire quella rapidità e speditezza che la popolazione auspica.
Noi riteniamo che l’ambito giustizia, necessiti di un intervento accurato di semplificazione normativa e procedurale, necessiti di ampliare i numeri del personale giudiziario (cui andranno forniti strumenti e ambienti adeguati), necessiti di una informatizzazione e rapidità di comunicazione tra le parti che oggi a mezzo posta certificata e firma digitale è una possibilità concreta.
Si deve aprire una conferenza permanente tra le parti che non devono divenire contraddittori rivali con continue polemiche e scioperi ma devono poter collaborare per una definitiva riforma dei procedimenti e una definitiva raccolta e riesame dei testi normativi.
Noi auspichiamo una semplificazione complessiva, pur mantenendosi i caratteri garantisti del pieno esercizio del diritto di difesa e della necessità di un’istruzione probatoria, puntiamo a una forte e forse anche drastica riduzione dei tempi e dei costi della giustizia e a una ridiscussione dei ruoli e delle carriere in un’ottica di massima specializzazione e indipendenza dal potere al fine di massima garanzia per il cittadino.
Riteniamo poi, come brevemente accennato in materia di famiglia, che si debba istituire una sezione specializzata (con proprie strutture ed uffici) in tutte le questioni lato senso familiari e che assorba in sé sia le funzioni oggi svolte con perizia dai Tribunali per i Minorenni, sia le funzioni oggi svolte dal Presidente del Tribunale e dal Collegio per quanto attiene matrimoni e convivenze, con uffici e consulenti permanenti e formazione continua specialistica del personale ivi operante a tutti i livelli.
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Il Loto vuole essere una forza di rinnovamento a “trazione integrale” dato che i valori umani si rispecchiano in ogni aspetto della vita e per noi si applicano ad ogni ambito.
Per fare un esempio, praticare i valori umani, significa per noi rispettare L’AMBIENTE e le risorse naturali, non sprecare l’energia, non eccedere in comportamenti inquinanti non necessari, integrare la nostra educazione al senso di rispetto e gratitudine verso l’ambiente, educarci ed istruirci dallo spirito alla natura.
L’ambiente e le sue problematiche sono uno dei problemi comuni del Villaggio Globale, i cambiamenti climatici affliggono l’intero pianeta e la deforestazione che avviene a migliaia di chilometri da casa nostra è realmente un nostro problema.
Dobbiamo puntare a utilizzare energie rinnovabili, ossia quelle generate da fonti il cui utilizzo non pregiudica le risorse naturali per le generazioni future.
L’Italia, anche in questo campo, purtroppo è in ritardo.
Riteniamo indispensabile sostenere e valorizzare l’applicazione dei validi progetti finalizzati all’utilizzo di fonti rinnovabili. Se la politica energetica nazionale saprà muoversi nella giusta direzione, oltre a risolvere problematiche strutturali, potrebbero aprirsi opportunità di sviluppo sostenibile. Appare auspicabile la creazione di un Ministero per l’ Energia con il compito di coordinare e promuovere il processo di transizione. Devono essere favorite tutte quelle realtà che riducano l’inquinamento e promuovano uno sviluppo alternativo.
Serve un programma nazionale per l’idrogeno che coinvolga i principali operatori nazionali e definisca misure economiche ed incentivi per la sperimentazione sul campo.
Quanto allo smaltimento dei rifiuti, noi del Loto sosteniamo la via del riciclaggio . Si badi però che si parla di sistema di riciclaggio riferendosi all’intero processo produttivo e non soltanto alla sua fase finale. Questo comporta che già al momento della produzione dei beni si debba optare verso l’ uso di materiali biodegradabili che facilitano lo smaltimento naturale della materia nel momento in cui il prodotto si trasforma in rifiuto. Va favorito l’uso di materiali riciclabili come il vetro, i metalli o polimeri selezionati, evitando anche i materiali accoppiati, più difficili o impossibili da riciclare.
Tutto è importante e nessuno sforzo in questa materia va trascurato o rimandato.Il riciclaggio apre un nuovo mercato in cui nuove piccole e medie imprese recuperano i materiali riciclabili per rivenderli come materia prima o semilavorati alle imprese produttrici di beni. Un mercato che si traduce pertanto in nuova occupazione. La mancanza di politiche di sostegno del riuso con incentivi e disincentivi, fanno si che al giorno d’oggi la gran parte dei contenitori, delle confezioni e degli imballaggi siano invece ancora costituiti da plastica e carta e non possano quindi essere riutilizzati tali e quali. La scelta delle imprese è ovviamente una scelta economica che cade inevitabilmente su questi prodotti dal costo finanziario ridotto, anche se dall’elevato impatto ambientale.
Sosteniamo e proponiamo che sia maggiormente incentivato e stimolato l’impianto e l’utilizzo di pannelli solari, sia nel settore privato che nel settore commerciale. Non va però dimenticata la necessità di incrementare l’energia eolica. Benché l’eolica sia l’energia meno costosa, non viene né richiesta né pubblicizzata, pur potendo garantire i maggiori profitti. Riteniamo anche che potrebbe essere accresciuto l’utilizzo delle pompe di calore, che non generano calore e non utilizzano alcun combustibile ma valorizzano il calore esistente nell’ambiente, non contribuiscono all’effetto serra, raggiungono il clima ideale caldo d’inverno e fresco d’estate. Non dimentichiamo anche l’utilizzo della biomassa che è una seria possibilità nel campo ambientale.
Noi del Loto siamo a favore di un’alimentazione naturale non manipolata e sosteniamo l’agricoltura biodinamica. Pensiamo che almeno nelle mense scolastiche e negli ospedali debba essere utilizzato da subito cibo biologico.
Le tematiche ambientali non si possono rimandare ulteriormente, il pianeta vive e ci sta esprimendo il suo disagio in molti modi e con una forza impressionante, il nostro paese può e deve partecipare attivamente e propositivamente al dialogo internazionale a tutela della nostra terra.
Proponiamoci di migliorare rapidamente, regioni a noi vicine, riescono a produrre energia rinnovabile già per il 60% del fabbisogno, non restiamo a guardare e a rincorrere gli standard minimi, la nostra nazione deve puntare al massimo per tutelare il proprio ambiente e le proprie risorse.
Ci troviamo pertanto in armonia con ogni intervento di razionale utilizzazione delle risorse e di applicazione di nuove tecnologie per l’utilizzo di fonti energetiche non inquinanti e pensiamo che gli Enti Pubblici siano i primi a doversi autodisciplinare all’utilizzo di forme energetiche non inquinanti.
Siamo contrari a qualsiasi forma di violenza verso gli animali e quindi esprimiamo una decisa opposizione alla caccia non determinata da ragioni sanitarie o di selezione. Uccidere non può essere uno sport!
La vita dell’animale va rispettata, la sua emozione, la paura e la sofferenza non possono essere certamente motivo di gioia per un essere umano consapevole della sua natura interiore.
Vivere perseguendo i valori umani ed ancorandosi ad essi, significa anche avere un approccio rispettoso alla vita propria ed altrui, significa che la vita stessa è più importante del profitto immediato.
LA SICUREZZA SUL LAVORO è un problema concreto che ha assunto connotazione e numeri impressionanti, le nuove leggi dovranno garantire efficaci strumenti di vigilanza e repressione con il lavoro “nero” soprattutto nell’edilizia, laddove nero significa principalmente senza sicurezza e con altissima probabilità di infortuni. E’ una contraddizione mortale avere a disposizione molti ausili e dispositivi di protezione, la possibilità di impartire informazioni che potrebbero salvare molte vite e, vedere ogni anno aumentare il numero delle cosiddette “morti bianche”.
E il problema non è soltanto il lavoro nero o la sicurezza sul lavoro, il problema è il LAVORO in generale!
La disoccupazione è ancora un problema reale, pur registrandosi una inversione di tendenza che ha visto la recente diminuzione del tasso (intorno al 6%) con aumento di assunzioni a tempo determinato e un aumento delle assunzioni nel mezzogiorno, dobbiamo ancora purtroppo prendere atto che il precariato è una condizione reale (che impedisce la crescita e la programmazione di un futuro anche personale e famigliare) di moltissime persone e che la disoccupazione al sud rimane due volte e mezzo più elevata che al centro nord e costituisce un fattore reale di emarginazione e disagio sociale e negli indici la disoccupazione femminile italiana è ancora molto più elevata di quella maschile.
Non solo i salari sono troppo bassi ma poche sono le chance per i giovani e pochissime le certezze offerte da contratti a progetto e similari.
Nello stesso tempo innumerevoli le situazioni, soprattutto nella pubblica amministrazione (senza voler dimenticare le emergenze positive), di grande inefficienza per chi invece un lavoro lo ha ottenuto e crede di averne diritto anche senza rendere il contributo atteso dalle proprie mansioni o senza rispondere direttamente dei propri errori che troppo spesso gravano esclusivamente sul cittadino, il quale per “sistemare” un errore burocratico deve invece sprecare molte energie e soprattutto il suo bene più prezioso “il tempo”.
Il tempo impiegato per il lavoro è doppiamente importante, sia per quanto il lavoratore può dare, sia per le conseguenze che quel lavoro rifletterà verso i terzi, verso l’ambiente, verso la società. La rettitudine deve guidare il nostro comportamento anche nel lavoro.
Riteniamo quindi che il posto di lavoro vada ottenuto e mantenuto secondo due semplici criteri: fiducia, merito e responsabilità.
Fiducia per chi deve iniziare e necessita di una chance per dimostrare cosa sa fare; merito per mantenere la fiducia e dimostrare l’efficienza nell’adempimento delle proprie mansioni e responsabilità per i propri adempimenti e per i propri inadempimenti.
Alcune categorie di lavoratori, hanno compiti delicati di salvaguardia e tutela della nostra sicurezza, della libertà individuale e collettiva e della legalità, stiamo parlando delle FORZE DELL’ORDINE.
Chi agisce per la tutela collettiva deve essere motivato, preparato ma anche a sua volta tutelato dalle istituzioni che hanno il dovere di non isolare sul territorio chi sta rischiando la propria vita per far rispettare la legalità. Dobbiamo fare in modo che i nostri tutori abbiano a disposizione tutti i dispositivi di protezione e gli ausili tecnologici a loro tutela e a nostra tutela, dobbiamo garantire loro la possibilità di sapere che il loro intervento ha un ascolto immediato e diretto ed efficienti ripercussioni sulla criminalità.
Le risorse e gli stanziamenti a favore delle forze dell’ordine vanno incrementate per la sicurezza di tutti i cittadini, i tagli devono riguardare altre categorie sin troppo privilegiate e non le forze dell’ordine. Noi del Loto pensiamo che la sicurezza collettiva sia un bene primario e aiutare chi lo protegge è un interesse altrettanto primario.
L’armonizzazione nell’amministrazione della giustizia, deve tenere conto anche del fatto che intervenire e rischiare ben sapendo che poi non vi sarà un’efficace applicazione della pena o se vogliamo un’efficace repressione definitiva dei comportamenti illeciti, aumenta il rischio personale degli operatori e rischia anche di costituire una seria demotivazione.
Pensiamo ad esempio a un operatore locale che arresta un piccolo criminale il quale dopo pochi giorni torna in libertà, commette una rappresaglia personale sull’operatore il quale è costretto a difendersi da solo, cercarsi un avvocato privato e fare fronte anche ai costi della sua tutela…
La riduzione dei tempi della giustizia può agevolare moltissimo il lavoro delle forze dell’ordine e, un severo controllo sull’efficienza e la gestione delle forniture, può garantire la qualità degli strumenti disponibili alle forze dell’ordine. Ci vuole trasparenza, la trasparenza amministrativa, la trasparenza nella gestione degli appalti, la trasparenza nel rendere pubbliche le condizioni anche estreme in cui molti lavorano con divise di materiale scadente, sistemi informatici obsoleti e mancanza di ausili di protezione. La trasparenza è verità, la trasparenza assicura rettitudine e ci garantirà una società meno violenta.
Quanto alla SICUREZZA sostenere le forze dell’ordine e perseguire un principio di efficacia delle norme repressive, contribuisce a rendere più sicura la nostra nazione, anche se, appare ancora molto importante operare per disciplinare i flussi immigratori secondo una programmazione oculata e sostenibile per il territorio, per creare opportunità di speranza e non opportunità di disperazione e criminalità.
Il sostegno alle possibilità occupazionali e alle strategie per favorire l’impiego ci vedono attenti e ci proponiamo di favorire le situazioni di maggiore flessibilità nel mondo del lavoro, garantendo anche all’ IMPRENDITORIA PRIVATA (che resta la maggiore fonte di occupazione) il supporto necessario anche in termini di agevolazioni e incentivi che stimolino le imprese italiane ad investire in Italia, a produrre in Italia e a restare in Italia.
Le problematiche irrisolte sono innumerevoli nella nostra società e riteniamo che solo un cambiamento di coscienza collettivo, possa portarci a vivere in una quotidianità semplicemente più “umana” e meno opprimente.
E, fuori di metafora, uno degli aspetti considerati più opprimenti dai cittadini è l’accesso alla burocrazia e la PRESSIONE FISCALE.
Pagare le tasse è un dovere civico e una giusta esigenza, anche se, purtroppo, nel nostro paese, siamo giunti a livelli eccessivi e demotivanti per molte imprese e cittadini di primo piano che decidono di lasciare l’Italia.
Il cittadino deve agire con rettitudine verso lo Stato e deve potersi attendere la stessa rettitudine e trasparenza dalle istituzioni con cui si deve necessariamente rapportare.
Di fatto, l’irrazionale gestione della spesa pubblica è ormai evidente ed evidenziata da molte categorie di cittadini, nonostante il continuo aumento delle entrate di ordine fiscale, il debito pubblico aumenta, le spese aumentano soprattutto per mantenere categorie privilegiate e i costi della pubblica amministrazione.
Non si tratta più di una questione che può essere rimandata o che costituisce una lieve distorsione dalla normale prevedibilità…si tratta di un vero e proprio scandalo, i privilegi sono scandalosi, i numeri sono scandalosi e tutti coloro che ne approfittano sono ancora una volta scandalosi.
In una quotidianità in cui le famiglie e i pensionati vivono l’incubo della quarta settimana del mese, abbiamo sprechi e abusi nella cosa pubblica che non possono più essere accettati e verso i quali vanno assunte misuredecisive. Prendiamo l’iniziativa e iniziamo da subito a tagliare tutte le finte comunità montane che stanno in riva al mare, tagliamo il numero dei parlamentari, dei ministeri e dei loro numerosissimi dipendenti, facciamo in modo che i nostri politici riscoprano il piacere di viaggiare con aerei dilinea anziché utilizzare solo voli di Stato, rendiamo trasparenti i bilanci pubblici e facciamo in modo che ogni spesa sia accuratamente pubblicizzata e documentata, riduciamo le autoblu che oggi sono migliaia e vengonoutilizzate spesso per scopi non istituzionali, riorganizziamo e riduciamo l’organico del Quirinale che, esso solo, conta su centinaia di dipendenti e costa alla nazione otto volte di più della presidenza tedesca, quattro volte di più di Buckingam Palace, e il doppio dell’Eliseo.
E in prima istanza riduciamo le spropositate indennità degli eletti!
Noi del Loto intendiamo adoperarci affinché la politica torni ad essere la politica dei valori umani, laddove entrare in politica e assumere un incarico istituzionale DEVE significare voler servire la società in modo disinteressato e per il bene collettivo. Noi siamo pronti, qualora eletti e sino a che le indennità non dovessero essere ridotte, ad autoridurci gli eventuali compensi destinandone parte ad opere umanitarie e caritatevoli.
Sono solo alcuni esempi degli interventi di rapida e pronta soluzione con cui si possono recuperare centinaia di milioni di euro per le casse pubbliche, noi del Loto che siamo semplici cittadini, vogliamo ciò che tutti i cittadini italiani stanno chiedendo e di certo non abbiamotimore di mettere in pratica ciò di cui sino ad ora si è soltanto parlato ma non si è mai attuato.
Noi crediamo che questa situazione debba essere ridiscussa integralmente e che l’Italia debba compiere una svolta onesta e radicale verso la riduzione del debito con riduzione della spesa pubblica e facendo un passo verso il cittadino che possa essere incentivato ad investire in Italia e che possa godere di detrazioni effettive per i costi (numerosi) sia dell’attività professionale o d’impresa, sia per la vita famigliare.
Una riduzione degli enormi costi della spesa pubblica darà finalmente la possibilità di alleggerire la pressione fiscale a tratti ormai insostenibile.
Vanno curati e cambiati i meccanismi che favoriscono l’arricchimento privato a discapito del bene collettivo…e ne è facile esempio la gestione privatizzata delle autostrade con pedaggi altissimi per gli utenti il cui beneficio va a società private. Eppure in nazioni a noi vicine le autostrade sono gestite efficientemente dall’Ente pubblico con pagamento di una quota annuale estremamente ragionevole da parte degli utenti.
Ma la realtà è molto più complessa e nebulosa di quanto appare e proprio la questione del DEBITO PUBBLICO è assai delicata, e va affrontata con estrema chiarezza.
La verità è la nostra guida e ci sentiamo risoluti nel chiedere verità. Ma cosa stiamo facendo per ridurre il debito pubblico? E soprattutto: Esiste il debito pubblico?
Il Loto intende adoperarsi affinché sia resa trasparenza in ordine alla questione del debito pubblico, ogni cittadino deve confrontarsi con queste problematiche ed ha il diritto di conoscere la verità, non riteniamo di accettare passivamente affermazioni relative al fatto che ogni bambino nasce già con un debito di circa 20 mila euro pro capite verso la collettività.
Il debito pubblico, secondo noi, è una patologia di bilancio che si può curare.
Noi ci siamo proposti di approfondire questi temi in osservanza ai valori umani che ci guidano, la pace può derivare soltanto da una corretta informazione, soltanto quando anche le istituzioni (e tra esse vogliamo ricomprendere anche il sistema bancario) esprimeranno armonia tra pensiero (motivazioni), parola (promesse) e azioni (interventi concreti legislativi, amministrativi, assistenziali) potrà esserci veramente uno Stato di diritto, uno Stato dei diritti.
La passività e la rassegnazione permettono a meccanismi invischiati di proliferare, sta a noi decidere qui e oggi di essere parte attiva della società e pretendere, rispettosamente, in modo non violento ma risoluto, che siano chiarite questioni estremamente importanti per la nostra economia e per la nostra vita quotidiana.
Un altro nodo cruciale e vitale è la SANITA’, che vede da un lato, competenze e scoperte straordinarie e ancora dall’altro, diverse realtà di mancata considerazione del malato come persona con emozioni ed esigenze che vanno ben al di là della cura.
Il malato ha una dignità di essere umano prima che di paziente e deve poter vivere i momenti più difficili della sua vita in un ambiente accogliente, confortevole e dove sia possibile essere in primis ascoltato e seguito con gentilezza e amorevolezza.
La medicina deve abbandonare l’arroganza e la freddezza e riscoprire il lato umano del paziente, le strutture possono e debbono essere non soltanto pulite ma il più possibile accoglienti e atte a ricreare un ambiente familiare.
Una visione olistica è indispensabile per incrementare le chance di guarigione, senza che vi sia timore di concorrenza tra medicina ufficiale e medicina cosiddetta alternativa. Le migliori scienze e conoscenze possono essere integrate al fine di sostenere il paziente il quale, in molti casi, potrà essere aiutato a scegliere tra le possibilità di cura quella che sia in armonia con il suo sentire individuale, favorendo anche (ove possibile e utile) l’utilizzo di sostanze non tossiche e di derivazione naturale, qualora richiesto dal paziente.
La collaborazione e non la competizione tra le varie conoscenze, potrà favorire lo sviluppo di una conoscenza globale migliore e di una più rapida evoluzione delle diagnosi e delle cure.
Riteniamo che anche le spese dentistiche vadano inserite tra le spese integralmente mutuabili.
E’ doveroso recuperare un rapporto sempre più umano e costante tra paziente e medico di base (cui andranno garantiti periodici aggiornamenti) che spesso ha troppi malati in carico e non riesce a garantire quella presenza che sarebbe auspicata.
E’ importante una visione olistica dell’individuo sia per la medicina che per le scienze sociali al fine di occuparsi della salute fisica dell’individuo senza trascurare la sfera mentale e spirituale. E’ quindi importante un lavoro sugli operatori sociosanitari e in particolare sui medici riscoprendo insieme l’identità professionale attraverso i valori umani di verità, rettitudine, pace, amore e non violenza.
Va posto un particolare accento sulla necessità che l’ambiente sanitario sia supporto e conforto dei pazienti affetti da sofferenze croniche che a volte non si manifestano con un’esteriorizzazione eclatante ma costituiscono un fattore gravemente invalidante per il malato. Il paziente non deve mai essere considerato un “fastidio” e la capacità di ascolto, il tempo di ascolto e di accoglienza devono poter tornare ad essere parte integrante della cura e prodromo della guarigione.
Il cammino della guarigione è un cammino che paziente ed operatori devono compiere insieme, pazientemente e con reciproca fiducia, al fine di aumentare le chance di guarigione.
Negli ultimi anni, buona parte del lavoro in ambito sociale o assistenziale, è stato svolto dalle ASSOCIAZIONI DI VOLONTARIATO E DALLE ONG, le quali sono riuscite in parte a sopperire alle carenze pubbliche in materia di sanità, tutela degli anziani, emergenza in caso di catastrofi, collaborazione allo sviluppo e molto altro, divenendo una voce importante della collettività anche internazionale.
Siamo in sintonia con chi, attraverso grandi sacrifici e rinunce, esprime amore disinteressato verso l’altro e verso la collettività, noi riteniamo che le associazioni siano un partner indispensabile per le istituzioni, un organo vivo e pulsante sul territorio e nella comunità internazionale che garantisce efficacia, rapidità ed efficienza.
Se da un lato è comprensibile che la vigilanza debba essere costante per evitare fenomeni speculativi mascherati da associazioni benefiche, dall’altro abbiamo assistito a metodiche quasi persecutorie nei confronti di piccole associazioni amministrate con semplicità e buona volontà. E’ nostra opinione che il volontariato vada valorizzato e amministrato con una burocrazia trasparente ma semplice, con obblighi crescenti in ragione della dimensione degli investimenti e dei fondi raccolti, con agevolazioni e contributi e soprattutto con una crescente campagna di sensibilizzazione e un’ informazione divulgativa degli obbiettivi raggiunti.
Sapere che altri, come noi, con semplicità e coraggio, hanno raggiunto grandi mete è uno stimolo che può portarci a dare il meglio di noi.
Quanto ai nostri rapporti con il mondo, riteniamo che l’Italia debba esprimere una politica estera in linea con l’umanità e il calore che contraddistingue il popolo italiano, al fine di essere soggetto portatore di pace, partner nella crescita evolutiva degli altri popoli, con disponibilità al dialogo e alla collaborazione per il perseguimento dei valori umani.
Noi del Loto guardiamo con ammirazione alla dignità di alcune popolazioni che vengono quotidianamente sopraffatte da potenze economiche e militari e ciònonostante continuano ad essere riserva di preghiera, buoni pensieri ed esempio per l’umanità.
Siamo ammirati e commossi dall’esempio dei monaci buddisti birmani che con la preghiera tentano di liberare i pensieri e il cuore di una nazione.
Siamo ufficialmente solidali con il popolo tibetano che ha subito la violazione di tutti di diritti fondamentali dell’Uomo e a cui è stata sottratta non solo la casa ma un’intera nazione che per secoli è stata culla di ricercatori spirituali e di persone umili e pacifiche .
La nostra posizione è contro ogni forma di sopraffazione e a favore della tolleranza, intesa come non violenza in azione.
Vogliamo sostenere la causa di tutte le popolazioni oppresse e che subiscono la violazione nei loro diritti umani fondamentali, il nostro obbiettivo è la giustizia sociale, l’equità nella ripartizione delle opportunità e dei diritti.
La nostra nazione si deve distinguere come presenza pacifica e solidale nei contesti conflittuali internazionali, con funzioni di supporto sanitario, logistico, organizzativo e tecnico ma, secondo noi non militare. Dobbiamo impegnarci ad aiutare nazioni in difficoltà e a favorire il ristabilimento dei valori e dei diritti umani laddove essi vengano violati ma, auspichiamo un ritiro immediato dei nostri contingenti militari all’estero.
A completamento di questo nostra espressione di pensiero, desideriamo esprimere la nostra più decisa reprimenda verso la pena di morte.
Praticare i valori umani, significa per noi “collaboration not competition“, collaborazione e non competizione e quindi, quali che siano gli interlocutori, riteniamo corretto accettare le opinioni altrui ed esprimere il nostro dissenso in modo non violento, collaborando nella ricerca del miglior risultato possibile.
Questo significa che siamo aperti alla collaborazione con quelle forze in campo che comprendano la spinta positiva e necessaria dei valori umani e credano nei nostri obbiettivi.
Sappiamo che i buoni proponimenti necessitano di una buona dose di concretezza e siamo consapevoli che gli obiettivi che intendiamo perseguire sono grandi e complessi…questo non ci spaventa perché sappiamo di non essere soli nel desiderare una società migliore.

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Luigi Ferrante
Presidente de Il Loto

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