PENSIONI E PROMESSE

PENSIONI E PROMESSE

“In futuro si andrà in pensione a 80 anni, l’anno dopo aver trovato il posto fisso.”
(Maurizio Crozza)

E’ un paradosso che si verifica decisamente troppo spesso quello di osservare i maggiori responsabili dei tagli assistenziali degli ultimi anni che vanno in tv a promettere, di aumentare le pensioni dopo averle tagliate, e di diminuire gli anni di lavoro dopo averli aumentati.

Periodicamente, quasi sempre a ridosso delle elezioni, capita di accendere la tv e di dover assistere sempre al politico di turno che, magari dopo aver votato in Parlamento la legge Fornero, si presenta di fronte agli italiani parlando di sostegno ai pensionati.

E’ chiaro che si tratta di promesse che non sono più credibili, anche perché se veramente ci fosse stata la volontà, da parte di qualche forza politica, di migliorare le condizioni dei pensionati, le occasioni per farlo non sono di certo mancate.

Esiste poi un unico comune denominatore che accomuna un po’ tutte queste promesse “cercavoti” … e cioè che  non vengono mai citati i fondi a cui si attingerà per mantenerle.
E’ facile dire “diamo 1000 euro a tutti i pensionati…!” si, ok… ma da dove si prendono i soldi per farlo? Ai più attenti non sarà sfuggito che, quest’ultima domanda, non trova quasi mai risposta e, quelle poche volte che ne viene data una, essa risulta essere generica e incompleta.

Considerando la situazione politico-economica del nostro Paese, occorre quindi valutare quali siano le condizioni che potrebbero, nel tempo, riuscire a dare un contributo sostanziale e durevole a una seria riforma pensionistica.

Iniziamo subito col premettere che noi del Loto riteniamo alquanto ingiusto considerare una pensione di 500 euro ottenuta dopo 18 anni e 6 mesi di lavoro alla pari di una di 500 euro ottenuta dopo 30-35 anni di lavoro.

Occorre quindi fare un distinguo tra chi ha dato di più e chi ha dato di meno, tra chi ha scelto volontariamente di lasciare un’attività lavorativa per usufruire di un regime pensionistico minimo e chi, invece, l’ha lasciata perché obbligato a farlo o, comunque, al termine di un lungo periodo lavorativo.

Tutti devono essere aiutati. Ma l’aiuto, da parte di una società, deve essere anche proporzionale al contributo che la società stessa ha ricevuto. Diversamente si creano ingiustizie sociali che creano attriti, invidie e che sono, sostanzialmente, la causa principale delle divisioni sociali.

Ciò premesso ci siamo interrogati su come lo Stato Italiano potrebbe adoperarsi per reperire i fondi necessari ad attuare una riforma pensionistica che non imponga ulteriori gravami fiscali agli italiani e che non operi tagli ad istituzioni come l’Istruzione e la Sanità.

Istituzioni alle quali, contrariamente a quanto è stato fatto negli ultimi 20 anni, riteniamo che si dovrebbe “aggiungere” piuttosto che “togliere”.

Per questo abbiamo cercato di reperire fondi “altrove”, con la ferma convinzione che l’Italia disponga delle risorse per garantire un’adeguata e dignitosa pensione ad ogni cittadino italiano.

Sicuramente il capitolo dal quale si potrebbero ottenere cospicue risorse finanziarie è quello della spesa pubblica, che ammonta a circa 835 miliardi di euro, di cui ben 165 sono per il pubblico impiego.

Vi è, quindi, un ragionevole ottimismo nel ritenere che, operando una riorganizzazione della spesa pubblica e un’ottimizzazione delle risorse, si possano estrapolare fondi consistenti da poter destinare alla previdenza sociale.

Per fare un esempio, solo nel 2016, l’Italia ha speso 23 miliardi di euro per la Difesa. Calcolando che le missioni all’estero, cui l’Italia deve ottemperare a seguito di accordi internazionali, non impegnano mai più di 3-4000 effettivi, non abbiamo potuto fare a meno di domandarci quanto possano essere realmente necessari i 170.000 militari che compongono il reparto Difesa (96.000 militari dell’Esercito Italiano, 42.000 dell’Aeronautica Militare e  32.000 della Marina Militare).

Il tutto anche alla luce del fatto che, attualmente, l’unico nemico dell’Italia e, più in generale, dell’Occidente, è il terrorismo. In tal senso, quindi, piuttosto che la presenza di eserciti numerosi,  sono necessarie intelligence funzionali ed efficaci.

Risulta quindi evidente come quello della Difesa possa essere uno dei capitoli di spesa che si potrebbe ridimensionare.

A questo punto ci preme specificare che con i termini “riorganizzazione”, “ottimizzazione”, “ridimensionamento”, non si vuole intendere di mettere la “gente per strada”… il nostro scopo è garantire lavoro, pensioni e dignità a tutti nella giusta misura.

Ciò che deve essere ridimensionato sono i privilegi dei dirigenti (e in alcuni casi anche gli stipendi) e tutte quelle spese improprie o non necessarie che determinano enormi sprechi di denaro all’interno della spesa pubblica…!

Ciò che deve essere ottimizzato è, ad esempio, un apparato statale che nonostante le firme digitali continua ad usare il “pezzo di carta”…!

Ciò che deve essere riorganizzato è il sistema di controllo della spesa pubblica (corte dei conti), attraverso un aumento dei poteri e un’implementazione delle risorse che consentano una verifica concreta dei costi e delle spese…!

Le risorse così ottenute potranno essere reindirizzate a scopi più importanti, eliminando gli sprechi e puntando alla qualità nell’utilizzo delle risorse dello Stato.

Altra fonti cui si potrebbe attingere sono:

  • Un aumento della Tobin Tax portandola ad una quota fissa minima da applicare ad ogni transazione finanziaria.
  • tassazioni sul gioco d’azzardo, sulle scommesse on-line, sulle società che gestiscono le slot-machine (sono oltre 420.000 le slot-machine diffuse nel territorio italiano).

Come si può vedere i fondi per attuare una riforma pensionistica seria, nel nostro paese, non mancano.

Ciò che è mancata è la volontà, da parte di chi ha governato fino ad ora, di farlo.

E non v’è motivo di credere in ripensamenti da parte di chi poteva fare e non ha fatto.

Per dirla in un modo molto semplice e diretto l’unica, vera, cosa che ogni italiano può fare è cambiare.

Cambiare modo di pensare e di votare. Per il Loto o per altri, per chi vi pare, ma cambiare…!

Perché, come diceva Paolo Borsellino “La rivoluzione si fa nelle piazze con il popolo, ma il cambiamento si fa dentro la cabina elettorale con la matita in mano. Quella matita, più forte di qualsiasi arma, più pericolosa di una lupara e più affilata di un coltello.”

Barbara Zibellini

Pier Alfredo Pica

Movimento Politico “IL LOTO”