Morti nel compiere il loro dovere ma non per l’Inail

Lo scorso 20 marzo la notizia della morte di due vigili del fuoco avvenuto a Catania mi ha fatto prendere coscienza di una verità che non conoscevo, e credo che come me, ben pochi conoscano.
Questi uomini coraggiosi che chiamiamo nel momento in cui il pericolo ci tocca, per l’Inail non esistono. Uomini che con professionalità ci soccorrono in un incendio, un incidente, in una calamità della natura come è stato per il terremoto del centro Italia del 2016, per lo stato non esistono. E non lo dico a caso. Il sindacato che li rappresenta ha scritto più volte alle massime autorità per evidenziare il problema. Quando si menzionano i vigili del fuoco, si parla di professionisti del soccorso che svolgono un lavoro difficile, molto rischioso, che richiede elevate doti professionali abbinate ad elevate prestazioni psicofisiche, che devono operare in ambienti che sono condizionati da fattori umani, sociali, tecnologici e ambientali, talvolta imprevedibili. Persone che sanno quando inizia il loro turno di lavoro ma non quando finisce e come finisce. Per non parlare della retribuzione economica: un vigile del fuoco dopo una quindicina d’anni di servizio si trova in busta paga uno stipendio netto di circa 1300 euro, se diventa caposquadra ha uno scatto di circa 100 euro e di altri 100 se passa a caporeparto! E a tutto questo, come dicevo, si aggiunge il fatto che non hanno la copertura assicurativa per gli infortuni sul lavoro. Per cui ogni volta che intervengono in una azione di soccorso devono anche mettere in conto che se si fanno male devono pure pagarsi le spese per curare l’infortunio subito sul lavoro. E non è una cosa recente, ma è nel 2013 che il Ministero del Tesoro con una nota ufficiale ha annunciato la fine dei finanziamenti destinati all’ONA, Opera Nazionale di Assistenza, ente benefico che si occupava dell’assicurazione per gli infortuni, i danni subiti e le visite mediche, che ora sono interamente a carico del singolo. Il ristoro delle spese mediche da loro anticipate dipende dal riconoscimento della causa di servizio che interviene, se interviene, a distanza di tempo. Un caso emblematico a Sassari, dove un vigile del fuoco ha dovuto attendere ben dieci anni per vedersi riconosciuto il risarcimento. Questo non è ammissibile! A loro si chiede di dare la vita per lo Stato, ma per lo Stato non esistono.
Cita l’Inail : L’Inail tutela il lavoratore contro i danni fisici ed economici derivanti da infortuni causati dall’attività lavorativa e malattie professionali. All’assicurazione sono tenuti tutti i datori di lavoro che occupano lavoratori dipendenti e lavoratori parasubordinati nelle attività che la legge individua come rischiose. Sono tutelati dall’Inail tutti coloro che, addetti ad attività rischiose, svolgono un lavoro comunque retribuito alle dipendenze di un datore di lavoro”
Ma purtroppo lo stesso art. 1 del T.U 1124/1965 esclude esplicitamente i vigili del fuoco (al pari degli altri corpi militari). Ma la smilitarizzazione del corpo dei vigili del fuoco ha difatti equiparato questo corpo ai dipendenti civili dello Stato, per cui viene meno la motivazione dell’esclusione della copertura assicurativa. Inoltre si è in forte contraddizione con ciò che cita la Costituzione all’art. 38 “Ogni cittadino inabile al lavoro e sprovvisto dei mezzi necessari per vivere ha diritto al mantenimento e all’assistenza sociale. I lavoratori hanno diritto che siano preveduti ed assicurati mezzi adeguati alle loro esigenze di vita in caso di infortunio, malattia, invalidità e vecchiaia, disoccupazione involontaria …”
La tipicità degli infortuni di questa categoria, deve presupporre una garanzia dinamica che si faccia carico della tutela fin dal momento dell’evento, con tutto quello che occorre per il recupero tempestivo e completo dell’integrità fisica e di salute generale. Non si può pensare che comunque il datore di lavoro, lo Stato in questo caso, alla fine ci guadagna, anche se il lavoratore rimane un pochino più invalido. E non sarà un caso quindi che l’età media dei vigili del fuoco sia attualmente di 48 anni, chi vuole correre simili rischi ricevendo i trattamenti retributivi e pensionistici più bassi dei corpi di polizia, oltre a non avere tutele infortunistiche?
Nessuno della classe politica (salvo due eccezioni, solo due su quasi mille tra parlamentari e senatori) ha speso parole per costoro, nessuno si e’ impegnato a dare una dignità’ a questo popolo invisibile ma presente per tutti …! Forse, la classe politica e’ impegnata nei palazzi del potere per risolvere la distribuzione delle poltrone e soddisfare l’ego di alcuni..! Ma, non si accorgono che il nostro paese cade a pezzi, i valori umani cadono a pezzi, e i nostri ragazzi cittadini e lavoratori, in questo caso i vigili del fuoco fanno parte di un pezzo importante del nostro amato paese..! Mi viene da pensare che alla nuova classe politica questa storia dei vigili del fuoco, della vita di costoro, e delle loro famiglie, poco importa …!
Come movimento, Il Loto non può accettare che servitori dello Stato siano trattati come gli ultimi della società. Nel rispetto della loro vita, preziosa come quella di tutti, che la mettono in gioco ogni giorno per noi tutti, nessuno escluso, nemmeno di coloro che le tutele le hanno tolte.
Maria Iuorio