L’Italia è sotto attacco della speculazione

Gli attacchi speculativi hanno preso di mira l’Italia! Sono stati gli hedge fund o i broker internazionali a vendere in massa i titoli delle più grosse banche italiane o c’è dietro qualcos’altro?

Cosa sono queste parole inglesi e cosa si nasconde dietro al brutto spavento di venerdì 24 giugno? Quello che si è visto venerdì è un chiaro segnale che è alle porte quello che si teme da un anno!

Nel giro di poche ore in Piazza Affari le quotazioni dei titoli di Unicredit, Intesa, Unipol, popolare di Milano sono precipitati tutti insieme con un’impennata velocissima verso il basso.

Per alcune voci è stata un’operazione di un «grosso programma di vendita» che anticipa un downgrade alle banche italiane.

Questo ciò che si dice negli articoli del Sole 24 Ore, il quotidiano economico più venduto in Italia:

Le nuove frontiere della speculazione internazionale, commentava zerohedge.com, sono diventate Spagna e Italia. In effetti l’attacco di ieri si stava preparando da giorni.

È questa l’analisi che rimbalza tra gli operatori delle maggiori Sim italiane, preoccupati che una eventuale e più indulgente politica fiscale possa modificare il giudizio dei grandi investitori istituzionali sul nostro Paese. La preda sarebbe ghiotta poichè l’Italia ha il terzo debito pubblico al mondo e ha un peso considerevole all’interno dell’Unione monetaria. Un attacco all’Italia significa un attacco all’euro in grande stile.

Domani a chi toccherà? Dopo aver messo sotto osservazione tutto ciò che è direttamente o indirettamente collegabile alla Repubblica Italiana, quale altra banca, comune, regione, provincia, azienda pubblica o municipalizzata, finanziaria regionale o di sviluppo locale, aziende petrolifera, elettrica o della difesa, avrà la sorpresa questa mattina – o magari anche lunedì – di trovarsi sulle agenzie di stampa un bel comunicato in cui è annunciato il suo probabile declassamento? Se andiamo per esclusione, sono ormai ben pochi gli emittenti ancora disponibili per beccarsi il marchio del downgrade: da venerdì scorso, più o meno ogni giorno qualcuno è stato colpito. Una volta messo sotto osservazione il voto sul debito sovrano, ha spiegato Moody’s una settimana fa, è inevitabile che gli emittenti collegati subiscano la stessa sorte: al contagio della crisi greca si può sfuggire, ma a quello del declassamento a catena proprio no. Il principio vale per l’Italia, dice Moody’s, come vale per tutti gli altri Paesi messi sotto osservazione per il loro debito eccessivo. C’è qualcosa, però, che Moody’s farebbe bene a chiarire al più presto, tanto per sgombrare il campo dagli equivoci e dai sospetti di accanimento terapeutico: se l’Italia era sotto osservazione da tempo per il deterioramento delle sue prospettive, per quale motivo tutti gli altri emittenti italiani collegabili allo Stato sono stati avvisati del loro possibile downgrade con annunci separati, diffusi un giorno alla volta per l’intera settimana. Visto il nervosismo dei mercati, non sarebbe forse stato meglio evitare alla povera Italia questa specie di tortura cinese e diffondere in un solo giorno l’intero pacchetto di revisione dei rating? È come se l’arrivo di una tempesta fosse annunciato ai naviganti non con un solo bollettino, ma con un annuncio al giorno per tipologia di imbarcazione: l’ultimo avvisato è quello che rischia di affondare. E ieri, non a caso, sono state proprio le banche italiane – ultime avvisate dopo il primo annuncio di una settimana fa – ad essere state travolte dall’ondata di paura. Per concludere: speriamo che con gli avvisi di ieri sia finito lo stillicidio dei comunicati. Perché se declassare è lecito, seminare paura è diabolico.

Cosa significa tutto ciò? Che da un momento l’altro i mercati potrebbero attaccare con forti speculazioni le banche italiane e per l’Italia seguirebbe ciò che è già avvenuto per la Grecia e l’Irlanda. Si teme un attacco all’Europa con conseguenze gravi e pericolose per l’intero sistema politico, economico e finanziario europeo.

Che cos’è un downgrade e chi è Moody’s?
Il grande e cattivo mostro è una delle agenzie di rating americane che attribuendo un punteggio dà un voto all’affidabilità creditizia della Repubblica Italiana. Ossia valuta la capacità dello Stato Italiano di far fronte e ripagare i propri debiti! In questi giorni l’Italia è sotto osservazione e potrebbe cadere ad un gradino più basso. Il declassamento di uno Stato si riflette immediatamente sui mercati perché gli investitori percepiscono come meno affidabili i titoli e gli Stati sono costretti ad alzare i tassi di interesse per non perdere gli investitori, mentre gli investitori possono vendere in massa i titoli che possiedono.
Ecco perché le decisioni e gli annunci di queste agenzie possono provocare delle reazioni a catena fino a buttare giù un’azienda o uno Stato!
Ma che possibilità ha l’Italia, con una crescita troppo bassa e un debito pubblico troppo alto, di difendersi da questi attacchi? L’Europa come farà a salvare l’Italia viste tutte le difficoltà che stanno emergendo per la Grecia? Chi può sostenere e pagherà il costo del salvataggio?
La crisi in Grecia ha determinato un innalzamento del costo del debito e gli Stati con debito più alto come Italia e Spagna sono più a rischio!
In questo momento sono sotto esame 16 banche italiane, fra cui gli istituti Intesa Sanpaolo, Cassa di risparmio di Firenze, Montepaschi, Cassa depositi e prestiti, Banco popolare, Bnl, Cassa di risparmio di Parma e Piacenza, Friuladria, Carige, Banca Sella, accanto a società quali Enel, Eni, Fineccanica, Poste e Terna e per finire 23 enti locali e la Cassa Depositi e Prestiti.
La crisi greca ha mostrato la connessione sempre più stretta fra tenuta dei bilanci pubblici e solidità delle banche, che spesso e volentieri hanno in pancia ingenti quantità di titoli di Stato. Se i titoli di Stato risultano inaffidabili le banche soffrono di una tremenda indigestione!

Cosa bisogna fare di fronte a questo scenario? Dare credibilità al mondo! Dare segnali chiari della volontà di ridurre il debito e della capacità di farlo! Dopo anni che si chiedono tagli alla politica arrivano deboli segnali, finalmente si parla tagli di vitalizi o di auto blu, ma non saremo mica arrivati alla frutta e questa è l’ultima spiaggia? Speriamo di no, speriamo che non sia ormai troppo tardi! Speriamo soprattutto che si faccia sul serio!
I problemi sono sempre gli stessi, ma sempre più pericolosi, le soluzioni sono quelle che si chiedono da anni, ma a cui nessuno ha mai pensato seriamente!
I punti su cui il Loto vuole intervenire rimangono quelli di cui il Paese necessita e che la gente vuole:

  • tagli agli stipendi e alle pensioni dei parlamentari;
  • abolizione di tutti i privilegi dei politici;
  • tagli agli stipendi di consiglieri regionali, ministri e sottosegretari;
  • riduzione dei parlamentari e ministeri;
  • abolizione delle auto blu;
  • eliminazione dei finanziamenti pubblici ai partiti;
  • riduzione della tassazione sul lavoro;
  • eliminazione degli strumenti finanziari speculativi;
  • introduzione di una tassazione patrimoniale;
  • più tasse sui beni di lusso e meno tasse sui redditi più bassi;
  • maggiore tassazione sulle rendite finanziarie;
  • contributi e aiuti alle piccole e medie imprese;
  • contributi alle casalinghe;
  • aumento delle pensioni minime;
  • riforma nelle scuole;
  • riforma sanitaria;
  • trasparenza per i bilanci pubblici;

TAGLI AI COSTI DELLA P O L I T I C A :

abolizione dei seguenti costi della politica:
dati in migliaia di euro indennità senatori 49.515.000,00
diaria senatori 23.910.000,00
assegni vitalizi senatori 80.100.000,00
indennità di funzione e risultato 3.500.000,00
indennità deputati 95.540.000,00
rimborso spese 72.510.000,00
assegni vitalizi deputati 138.200.000,00
rimborso spese 800.000,00
auto blu 4.400.000.000,00
indennità ministeri 300.000.000,00
finanziamenti partiti 503.000.000,00
consulenze e collaborazioni 3.072.445.000,00
cda enti società pubbliche 2.471.300.000,00
province 13.000.000.000,00
dimezzare costi funzionamento organi costituzionali, presidenza del consiglio, uffici politici ministeri, giunte e consigli enti locali 3.000.000.000,00
dimezzare numero di parlamentari e consiglieri regionali 1.000.000.000,00
TOTALE RISPARMIO 28.210.820.0000,00

Il debito pubblico ad aprile 2011 ha toccato il record di 1.890.622.000.000,00 (milleottocentonovantamiliardiseicentoventiduemilioni) euro. Con il solo taglio dei costi della politica, tralasciando altri tagli alla spesa pubblica e agli sprechi, si avrebbe un risparmio di 28 miliardi e 210 milioni, pari al 1,5% del debito pubblico.

La politica deve tornare ad essere un impegno credibile al servizio della società e per fare il bene del Paese. La politica deve finire di essere una ricca poltrona su cui dormire e curare i propri interessi!

Noi del Loto vogliamo equità e non vogliamo che delle caste di “intoccabili” possano dominare ed approfittare della buona fede del popolo. Per il Loto non deve esserci più nessuna casta che si arricchisce e compromette le sorti del Paese. Noi del Loto faremo tutto il necessario perché ci sia verità e trasparenza nei conti pubblici!

Con una petizione possiamo far sentire la nostra voce, la voce di un popolo sovrano e stanco di essere preso in giro!

Comunicato originale in formato pdf