L’incognita cannabis light e le future generazioni

Qualche giorno fa, passeggiando per le vie del centro della mia città, ho visto dei bambini di circa dieci anni uscire da un negozio tutti esaltati, tenevano in mano un lecca-lecca alla cannabis light che avevano comprato in uno dei tantissimi negozi che da qualche mese stanno avviando la propria attività su questo business.

Resto ad osservarli incuriosita dalla loro reazione; i due si avvicinano al gruppetto di ragazzini loro amici e li invitano insistentemente ad assaggiare il “lecca-lecca alla canna”, tutti eccitati sottolineando il fatto che stavano mangiando della Cannabis.

Stimolo ad una trasgressione legalizzata o cosa?

Che idea si fanno questi bambini dell’uso della cannabis?

La “cannabis light”, è una marijuana con pochissimo principio attivo, che provoca contenuti effetti psicotropi ed è legale.

L’attuale normativa consente l’uso di cannabis con un THC inferiore allo 0,2% e comunque al di sotto dello 0,6% per scopi alimentari e fumo derivati.

Il suo uso provocherebbe a detta dei produttori effetti rilassanti e niente di più.

Nell’articolo di In Terris del 7 agosto del 2017, il Dott. Barra, fondatore della comunità di recupero Villa Maraini, ha rilasciato un’intervista, di cui abbiamo preso alcuni tratti:

“[…] Si parla di effetti rilassanti e ansiolitici…

Fino a prova contraria, questi effetti traggono sempre origine dal sistema nervoso, pertanto restiamo nel campo delle sostanze stupefacenti, che alterano lo stato di coscienza. Lo ribadisco in romano, sperando di essere ancora più chiaro: se la gente la consuma, è perché je piace. E se je piace, è perché c’è l’effetto psicoattivo, qualunque esso sia: rilassante, immunizzante, ansiolitico… Possiamo chiamarla “light” o in qualunque altro modo, sempre di droga si tratta.

Per altro la presenza di thc aumenta quando l’erba viene riscaldata e dunque quando la si fuma?

Certo, la combustione modifica la potenza del principio attivo. Ma va detto inoltre che nella canapa non c’è soltanto il thc, ci sono decine di altre sostanze, e che per avere un quadro chimico completo è necessario considerare la composizione in modo preciso. Io ritengo comunque che questi siano dettagli. Se la cannabis, “light” o meno che sia, non rendesse “fatti”, non verrebbe consumata.

L’azienda che la produce assicura che acquistare “cannabis light” non sia illegale. È davvero così?

Anche il legislatore può giocare al “piccolo chimico”, ma il punto principale non cambia: la sostanza fa male, a prescindere che sia legale o illegale. Disquisire intorno al limite dello 0,6 per cento di thc è irrilevante. È estremamente pericoloso tutto ciò che attenta al sistema nervoso centrale, che è la parte più raffinata e differenziata del corpo, nonché la più delicata.[…]”

Secondo Serpelloni, ex direttore anti droghe della Presidenza del Consiglio in un’intervista pubblicata su La Nuova Bussola Quotidiana:

“[…] Ma allora perché presentare una cosa per quella che non è?

Per fare soldi. Solo che gli effetti di questa campagna sono pericolosi, perché mentendo stimolano la fantasia dei consumatori, promuovendo in maniera subliminare l’uso di cannabis. Come avvenuto nelle campagne americane per il tabacco o l’alcol per i minori: le aziende dicono che il livello minimo di tabacco o alcol ha comunque effetti piacevoli senza danni collaterali, in modo che i giovani si avvicinino con più facilità e chiedano poi sempre di più. Arrivando al tabacco vero e proprio.

Pensa davvero che fumando una cosa innocua come questa si possa arrivare all’uso di altre droghe?

Se avverrà non lo sappiamo, ma è certo che se uno era magari frenato dalla legge o dal fatto che la cannabis fa male, illudendosi che non è così può spingersi oltre. Questo, ripeto, è accaduto, in altre campagne come quelle citate sopra. Inoltre si abitua la gente a pensare che si possa fumare lo spinello in pubblico e legalmente.

E tutto questo accade mentre si spinge per la legalizzazione della cannabis.

Non è un caso: questa menzogna introduce nell’immaginario sociale l’idea che ormai il divieto alla cannabis sia stato superato e che questa non è per forza pericolosa, aprendo così la strada alla normalizzazione delle sostanze oppiacee. L’industria così farà tanti soldi a nostre spese: il sistema sanitario dovrà prendersi a carico una generazione crescente di giovani dipendenti dalla droga.[…] ”

Il business della cannabis è iniziato e come sempre tutto è lecito purché porti soldi, esattamente come lo è per l’alcool, il tabacco ed il gioco d’azzardo.

Sappiamo quanto sia importante il suo utilizzo nel contesto medico per far fronte ad alcune patologie, ne siamo consapevoli e nulla abbiamo contro il consumo per scopi curativi.

Il punto che attrae il nostro interesse è quello relativo a chi ne fa un uso ben diverso e far arrivare ai giovani un messaggio sbagliato circa il suo utilizzo.

Non sappiamo gli esiti di un consumo costante di questa sostanza, solo il tempo potrà darci le giuste informazioni.

Non sottovalutiamo, quindi, questa “cannabis light” e soprattutto preserviamo i nostri figli ad avvicinarsi a certe realtà: la verità e l’informazione vanno dette per intero con tutti i dubbi e i motivi, come ogni cosa nella vita.

Nulla al momento è certo, e seguendo “l’incerto” potrebbero verificarsi situazioni molto spiacevoli e forse anche “pericolose” per le nuove generazioni: la nostra priorità è tutelare la loro salute fisica e di crescita personale.

Ci chiediamo, come mai nessuno ne parla, come mai il Ministero della Salute non ha preso posizione per tutelare i nostri figli, i nostri ragazzi e le famiglie…?

Noi de Il Loto continueremo a diffondere la Verità e la giusta informazione difendendo i Valori Umani che appartengono a tutti.

Elena Maina

Barbara Zibellini