IL PIANETA BLU …

I DANNI ALL’ECOSISTEMA MARINO DALLE MICRO E NANO PLASTICHE E LA MINACCIA SULLA SALUTE DELL’ UOMO

“L’uomo è la specie più folle: venera un Dio invisibile e distrugge una Natura visibile, senza rendersi conto che la Natura che sta distruggendo è quel Dio che sta venerando”.
Hubert Reeves
astrofisico e ambientalista

Ogni anno un bollettino preoccupante di Associazioni ambientaliste, Enti ed Istituti di Ricerca, evidenzia come i nostri mari ed oceani compresi, stiano diventando sempre più spesso da antica e ricca risorsa ad un pericolo sempre più palese per la salute ed il benessere socio-economico dell’intero genere umano.
Il mare, i due terzi blu del nostro pianeta, definito come uno dei più importanti ecosistemi del nostro patrimonio ambientale, è attualmente oggetto di tante e ormai troppo forme di “inquinamento”, originate per lo più da attività antropiche, come validato anche dalla definizione ufficiale dell’ONU di “inquinamento marino” (1). Giusto per dare alcuni dati è stato stimato che ogni minuto si riversi in acqua l’equivalente di un camion pieno di rifiuti, per un totale di diversi milioni di tonnellate di plastica all’anno in tutto il globo (2).
Il monitoraggio dell’anno 2017 sullo stato di salute dei nostri mari da parte di Ispra (3) in collaborazione con Legambiente e Greenpeace, punta su una visione univoca: la conferma che la plastica è ovunque e quella visibile ad occhio nudo rappresenta solo la punta dell’iceberg.
Un programma ambientale dell’ONU definito “Unep” ha lanciato la campagna di pulizia e sensibilizzazione globale contro i rifiuti marini (CLEANSEAS) con l’obiettivo di eliminare entro il 2022 le principali fonti di inquinamento marino dalle microplastiche provenienti dalla disgregazione di rifiuti plastici come shopper, bottiglie, stoviglie e piatti usa e getta, micro particelle plastiche che si troverebbero anche in diversi prodotti ad uso quotidiano come dentifrici e scrub per il viso, contenenti ad esempio polietilene.
“Unep” nasce proprio perché la produzione e l’uso eccessivo di plastica che inquina gli oceani, sta minacciando al tempo stesso sia la vita marina che la salute dell’uomo in quanto gli inquinanti presenti, entrando nella catena alimentare, finiscono come ultimo sulle nostre tavole.

In Europa, invece, quali misure vengono adottate?

Già da qualche tempo l’Unione Europea lavora per ridurre l’uso consumistico di buste di plastica grazie alla direttiva 94/62/CE e successive modifiche, introdotta in Italia nel vigente Testo Unico ‘Ambiente’, con cui venivano messi al bando questi sacchetti, sostituendoli con quelli biodegradabili.
Altresì la direttiva 2008/56/CE, direttiva quadro sulla strategia per l’ambiente marino, vuole portare al raggiungimento di uno stato ambientale soddisfacente per tutte le acque marine dell’Unione Europea entro il 2020 (4).
Ma ciò non basta, le azioni da intraprendere per tutelare l’acqua dall’inquinamento di plastiche e non solo sono molteplici. In un primo momento bisognerebbe ridurre drasticamente la produzione di plastica e in un secondo momento lavorare direttamente sulla depurazione dell’inquinamento già presente.
La tecnologia moderna per esempio ha portato nel tempo alla creazione di impianti depurativi delle acque reflue, con nuove tecniche tali da essere in grado di restituire l’acqua completamente depurata. Il montaggio di un doppio scafo sulle navi cisterna per evitare fuoriuscite di idrocarburi in caso di incidenti. Per affrontare, invece, il problema dell’eutrofizzazione, le industrie hanno dovuto eliminare i fosfati dai prodotti detergenti e sostituirli con altre materie a basso impatto ambientale.
Un ulteriore riduzione di fertilizzanti e pesticidi (cosiddetti DDT) usati in agricoltura o una conversione da un’agricoltura industriale a un’agricoltura totalmente biologica contribuirebbe a ridurre la quantità di sostanze inquinanti presenti nelle falde acquifere.

La normativa quindi già esisterebbe con studi, programmi e progetti da tempo in essere sia a livello europeo che globale, ma a cui non segue una significativa inversione di tendenza.
Pertanto tutto ciò non sarà possibile senza un primo cambiamento nella coscienza; nulla sostituirà il vecchio buon senso di ciò che si ritiene giusto: in questo caso la salvaguardia del mondo che ci circonda.
Per questo noi de Il Loto riteniamo fondamentale procedere verso tale direzione; è necessario se vogliamo sanare il nostro pianeta tutelando ciò che ancora rimane illeso e proteggere al tempo stesso noi e le generazioni future.

Jessica Amadesi

(1) “Introduzione diretta o indiretta da parte dell’uomo nell’ambiente marino di sostanze o di energie capaci di produrre effetti negativi sulle risorse biologiche, sulla salute umana, sulle attività marittime e sulla qualità delle acque”.
(2) rapporto pubblicato dal World Economic Forum (WEF) intitolato The New Plastics Economy.
(3) L’Istituto superiore per la protezione e la ricerca ambientale (ISPRA) è un ente di ricerca italiano controllato dal Ministero dell’Ambiente e della Tutela del Territorio e del Mare.
(4) Dal ‘Libro Verde’ stilato dalla Commissione Europea