IL MURO – 3

“Il vero ipocrita è quello che non si rende più conto di mentire, quello che mente in tutta sincerità”
(André Gide)

Nella prima e nella seconda parte ho parlato di diversi problemi connessi all’immigrazione e di alcune potenziali soluzioni.
In questa terza e ultima parte vorrei parlare del muro di cui, meno di tutti, ci si dà conto ma che, al pari dell’altri, crea divisioni e semina odio … il muro dell’ipocrisia.

Poniamoci una domanda … perché tanti definiscono gli immigrati “disperati” solo perché vengono da un continente abitato principalmente da popolazioni povere?

Non necessariamente, infatti, la povertà è sinonimo di disperazione … e chi pensa così, di solito, associa erroneamente la felicità di un uomo al conto corrente bancario.

Ma chi è povero può anche avere una vita ricca di affetti, di valori e di dignità.
Quindi definirli “disperati” è uno stereotipo, un’etichetta, un luogo comune,

E uno stereotipo, per quanto positivo e ricco di buone intenzioni, non è anch’esso una prima forma di discriminazione?
Ancora prima di vederli arrivare già abbiamo stabilito chi o cosa sono? O di cosa hanno bisogno?

Possiamo quindi notare come, in positivo, ci si pone verso gli immigrati nello stesso identico modo in cui si pone chi ha una visione negativa del fenomeno migratorio. … ovvero si giudicano persone che non si conoscono generalizzando ed etichettandole esattamente come fanno quelli che li accusano di venire in Italia a far “la pacchia”…..

In un caso vengono tacciati di essere “disperati” nell’altro di essere “approfittatori”, in entrambi i casi si tratta di meri pregiudizi.
Pregiudizio … ovvero la madre di qualsiasi forma di discriminazione.

Come dicevo prima non sappiamo chi sono e la cosa più giusta da fare non è trattarli come se fossero pacchi scrivendo “buono” o “cattivo” a seconda del termine che ci piace di più ma, molto semplicemente, di provvedere alle loro esigenze primarie, di formarli al fine di assicurarsi che abbiano ben presenti diritti e doveri di chi vive in Italia e, infine, di creare le condizioni per farli integrare al meglio nel nostro tessuto sociale.

Ma per farli integrare nel nostro tessuto sociale non possiamo far finta che non esista una parte di italiani su cui, più di altri, ricade l’onere di accogliere queste persone.
Già, perché come facevo notare in un precedente articolo, un conto è pagare qualche euro di tassa in più per dar di che vivere agli immigrati e un altro conto è viverci insieme … con la logica conseguenza di doversi abituare, senza averlo richiesto, a persone con culture, usi e costumi totalmente differenti dai nostri.

Per questo chi lamenta difficoltà di convivenza non può essere banalmente tacciato di razzismo o xenofobia solo perché ha espresso il proprio disagio …!

Perché questo banalizzare un disagio reale, questa leggerezza di giudizio messa in atto da parte di chi, spesso, subisce meno di tutti i disagi derivanti da una massiccia immigrazione, trasforma il disagio stesso prima in insofferenza e poi, a seguito del suo protrarsi, in intolleranza.

Si ha che tanta gente sentendosi non ascoltata, non tutelata e venendo continuamente incitata da chi sfrutta questo disagio per il proprio interesse politico, se la prende con chi meno di tutti ha colpa di questa situazione … l’immigrato.

Ed è, quindi, a seguito di questa incapacità di risolvere un disagio che la xenofobia e il razzismo trovano un potente moltiplicatore … un po’ come una ferita non curata che prima si infetta e poi, se si continua a non curarla, può incancrenirsi e, infine, portare alla morte.

“L’ipocrisia non è lo strumento dell’ipocrita, ma la sua prigione.”
(N. G. Dávila)

Recentemente si è molto parlato della nave ONG Aquarius e di quanto sia abominevole “giocare” con le vite umane. La nave in questione, nella fattispecie, ha dovuto attendere, per 7 giorni, che i paesi europei decidessero a quale porto doveva attraccare.*

Nel frattempo, a Catania, è arrivata una nave della marina militare con 900 immigrati e 2 morti su cui non è stato detto nulla …
Forse quei morti non facevano notizia? Erano troppo pochi? Oppure, molto più plausibilmente, non potevano essere strumentalizzati per fini politici?

Sta di fatto che mentre la stragrande maggioranza dei media del paese, un nutrito gruppo di intellettuali e ciò che è rimasto di una sinistra che pecca, fin troppo spesso, di ipocrisia, invocava a gran voce di intervenire per evitare la tragedia umana; nel porto di Catania arrivavano 2 uomini morti su cui non è stato detto nemmeno un “amen”.

E quando succedono queste cose non posso fare a meno di domandarmi fino a che punto vi è la volontà, da parte di questa gente, di combattere realmente il razzismo.

Perchè fino a quando esisterà quest’ipocrisia e questa strumentalizzazione politica delle vite umane chi istiga all’odio razziale avrà sempre carburante fresco a cui attingere.
Perché potrà accusare, a ragione, di ipocrisia e in ciò che dirà ci sarà sempre qualcosa che corrisponde al vero.
Perché combattere le mezze verità è molto più difficile che combattere le menzogne.

“Io nacqui a debellar tre mali estremi: tirannide, sofismi, ipocrisia.”
(T. Campanella)

Bisogna, quindi, comprendere che questa mancanza di equilibrio nel trattare il tema dell’immigrazione, questa continua strumentalizzazione politica che viene fatta e quest’incapacità di ascoltare disagi reali sono le causa primarie della diffusione del razzismo.

E’ pertanto mia ferma convinzione che nel trattare il fenomeno migratorio è necessario il più possibile mediare tra le necessità e la volontà di tutte le parti sociali del paese.

Perché solo soluzioni equilibrate che tengano conto delle opinioni di chi ha idee ed esigenze diametralmente opposte possono dissipare le tensioni sociali e i rancori che questa cattiva gestione del fenomeno migratorio hanno portato.

Un giusto compromesso, quindi, potrebbe non soddisfare tutti, ma consentirebbe sicuramente di lavorare senza quegli attriti e quell’animosità che le fazioni politiche più estremiste usano per alimentare l’odio e le divisioni sociali.

E in un clima di pace sociale, diventa sicuramente più facile, per una società, crescere e migliorare sotto ogni punto di vista, ivi incluso quello dell’integrazione.

Pier Alfredo Pica
IL LOTO Lazio

*Per dovere di cronaca bisogna dire che il governo italiano ha provveduto fin dai primi giorni a far imbarcare dei medici sull’Aquarius, ha dato disponibilità ad accogliere donne e bambini ed ha messo sotto scorta la nave fino al suo arrivo in Spagna.