IL MURO – 2

“Se guardiamo in faccia ogni singolo rifugiato, in particolare i bambini e le donne, percepiamo la sua sofferenza. Chi sta meglio ha la responsabilità di aiutarli.”
(Dalai Lama)

Nella prima parte di questo lungo articolo ho parlato di un diverso modo di affrontare il fenomeno migratorio.
Un modo che, come tutti i compromessi, sicuramente creerebbe anche insoddisfazione, ma che, al tempo stesso, ottimizzerebbe l’accoglienza, favorirebbe l’integrazione ed eviterebbe che situazioni paradossali o di tensione possano aumentare fenomeni negativi come l’intolleranza, il razzismo e la xenofobia.

In questa seconda parte, invece, vorrei parlare delle colonie occidentali in Africa.

Sì … colonie … perché il muro di cui tratterà questo articolo non è quello che impedisce agli africani di arrivare in Europa ma quello che gli impedisce di vivere nella propria terra …!

Se, infatti, vogliamo smettere per un attimo di guardare solo il fenomeno migratorio e se vogliamo risalire alla sua causa che nessuna nazione, in occidente, ha il coraggio di vedere e denunciare, è di questo che stiamo parlando … e cioè di un colonialismo che non è mai finito, di nazioni europee che si sono ritirate dal continente africano senza ritirare le società europee che sfruttavano il continente africano, di debiti contratti dalle colonie con il paese occupante che sono stati lasciati in carico alle ex colonie anche dopo l’indipendenza, come un cappio al collo messo lì a strozzarli dopo avergli tolto tutto, di governanti locali corrotti o uccisi, di dittature favorite dai servizi segreti occidentali ..!

E allora che senso ha piangere per chi muore tentando di arrivare da noi quando ogni giorno, tutti noi (perché siamo noi che scegliamo i nostri governanti!) siamo responsabili di decine di migliaia di morti?
Che senso ha parlare di navi, di porti, di accoglienza e chiudere gli occhi sulle atrocità che, per colpa nostra, vengono perpetrate, tutti i giorni, in Africa?
Che senso ha vedersi in qualsiasi parlamento europeo e parlare di democrazia, di libertà, di uguaglianza quando ancora oggi è il dio denaro l’unico vero governante d’Europa e quando tutti noi siamo gli unici responsabili della miseria in cui vivono decine di milioni di africani???

Forse guardare a ciò che è piccolo fa comodo perché ci fa pensare a cose piccole.
Forse dire “accogliamoli tutti” ci fa star bene perché ci fa sentire buoni e ci toglie responsabilità che non vogliamo avere.
Forse, più che guardare a ciò che ci sta sotto gli occhi, dovremmo alzare lo sguardo e iniziare a vedere la realtà.

Una realtà scomoda, fastidiosa, di cui abbiamo paura perché, probabilmente, nasce da una parte dell’essere umano oscura, che preferiremmo non avere, o con la quale preferiremmo non doverci confrontare.
Una realtà che ci mette di fronte a noi stessi e di fronte alle nostre azioni, passate presenti e future.
Una realtà che non può più essere sottaciuta o lasciata senza soluzioni.

Per questo penso che l’Italia debba dare l’esempio e portare aiuto lì, dove una volta, ha portato morte e guerra.

Questa dunque è la proposta politica del LOTO:
Che ogni paese europeo si prenda carico delle proprie ex-colonie provvedendo, gratuitamente e senza interferire con la politica e la cultura locale, alle necessità primarie delle popolazioni ivi presenti, impiantando un accettabile sistema sanitario, favorendo lo sviluppo commerciale, economico ed infrastrutturale e cancellando il debito originario.
Forse questa proposta non salverà l’Africa dal giogo delle multinazionali ma, se messa in atto con criterio e capacità, potrebbe creare i presupposti per un’economia parallela che consenta, alle popolazioni locali, di riacquistare la propria autonomia.

E’ una proposta impegnativa e onerosa ma al contempo, per quanto ci ricorda la storia, doverosa.

Termino dicendo che già più volte, in passato, gli italiani sono stati fautori di grandi opere.
Opere che hanno investito i più grandi campi della scienza, dell’arte e della cultura.
L’opera di cui stiamo parlando, questa volta, potrebbe essere la più grande di tutte .. perché investirebbe il campo dell’umanità.

Pier Alfredo Pica
IL LOTO Lazio