IL MURO – 1

“Le azioni più buone sono quelle che producono solo il bene”
(anonimo)
L’articolo che seguirà è un articolo difficile. Perché si pone l’arduo obiettivo di schivare pregiudizi, opinioni consolidate e punti di vista faziosi (talvolta capziosi), per approfondire un argomento spinoso in cui l’emotività, spesso, ha il sopravvento sulla ragione.

Da anni, forse decenni, in Italia stiamo vivendo il fenomeno di un forte flusso migratorio che attraversa la nostra penisola per raggiungere tutta l’Europa.
Durante questi anni l’Italia ha sempre svolto il proprio compito, lasciata sola, come ammesso recentemente dalla stessa Angela Merkel, ad affrontare un problema molto serio, difficile da gestire e, spesso, con risvolti drammatici.
Il flusso migratorio ha inevitabilmente determinato un aumento esponenziale degli stranieri residenti in Italia facendoli passare dal milione e mezzo del 2000 ai 5 milioni del 2017, su una popolazione totale di 60 milioni (dati ISTAT).
In breve nel giro di 15 anni l’Italia ha triplicato la presenza di stranieri e ciò ha inevitabilmente portato conseguenze nella nostra società di cui, la recente crisi di Malta, è solo la punta dell’iceberg.

Parlando di migranti tanti inneggiano, giustamente, alla solidarietà … ma la solidarietà andrebbe fatta anche nel modo giusto.

Quando arriva una nave di migranti (perché, per fortuna, non si tratta più di barconi ma di navi ONG) dire “aiutiamoli”, quando si è coscienti che l’unico onere che ci colpirà sarà pari a 10-20 euro al mese di tasse in più, è la cosa più facile del mondo.
Diventa difficile, dire “aiutiamoli”, quando vivi in Italia, in un qualsiasi quartiere disagiato di Roma, Milano, Napoli o di una qualsiasi altra città italiana e ti ritrovi circondato da persone di cui non sai nulla, di cui non conosci le abitudini e le usanze e con cui devi, improvvisamente, trovare tu il modo per adeguarti a loro … esattamente come se l’immigrato fossi tu …!
Diventa difficile quando, ritrovandoti tra gli italiani più poveri, vedi i pochi ammortizzatori sociali destinati a te essere stanziati per altri …!
Diventa difficile quando sei disoccupato, senza soldi, con un avviso di sfratto e con nessuno che aiuta te …!

E allora, quando sono presenti queste situazioni, bisogna riflettere attentamente.
Perché non si può tendere la mano verso chi viene da lontano e dimenticarsi di chi ci sta vicino.
Perché la solidarietà, per essere tale, non può essere anche un’imposizione … altrimenti è inevitabile che si generi risentimento.
E in Italia l’aumento progressivo del fenomeno migratorio e la cattiva gestione dello stesso, hanno determinato, come forma di risentimento, un aumento esponenziale dell’intolleranza, della xenofobia e del razzismo.

L’esatto opposto di ciò che si dovrebbe ottenere con una buona azione non vi sembra?

Qual è il giusto modo di aiutare allora?
Sicuramente la prima cosa da fare, per aiutare i migranti nel modo giusto, sta nel togliere l’Italia dall’isolamento nel quale è stata messa di fronte al fenomeno migratorio.
Uno o due paesi europei non possono, da soli, farsi carico di tutto il flusso proveniente dal continente africano.
Occorre che il fenomeno sia quindi affrontato in modo trasparente e risolto a livello europeo ripartendo le mansioni, in modo equo, tra TUTTI i paesi membri … e già questo si rivelerebbe positivo almeno sotto tre aspetti:
Il primo che gli italiani non avrebbero più l’assurda sensazione di dover farsi carico da soli (o quasi) di un intero continente, fattore che contribuirebbe sicuramente a diminuire il senso di ingiustizia (se l’Europa è unita, perché solo l’Italia?) che molti nostri concittadini avvertono.
Il secondo che l’Europa, unita, potrebbe sicuramente fare per i migranti molto più di quanto fa l’Italia da sola.
Il terzo che il minor flusso potrebbe consentire anche di lavorare al meglio sui migranti che scelgono di rimanere in Italia, consentendo di favorirne un’integrazione reale nel nostro tessuto sociale ed evitando, al contempo, fenomeni di ghettizzazione.

Un altro errore che è stato commesso in questi anni è stato, infatti, proprio quello di accogliere migranti curandone poco o male l’integrazione, errore che ha portato come conseguenza la formazione di gruppi di emarginati che sono stati concausa di aumento dei fenomeni criminali.

Occorre, quindi, non solo che il migrante venga accolto ma anche che venga formato al fine di farne un buon cittadino italiano.
Una formazione socio-culturale, dunque, che miri ad insegnare, oltreché la lingua, anche alcuni aspetti essenziali della nostra cultura, aspetti che non sempre sono altrettanto essenziali nei paesi africani di provenienza.
Uno su tutti la parità di diritti uomo-donna e, più in generale, il fatto che la violenza è bandita in ogni sua forma dalla nostra società.
Perché non c’è nulla che faccia più paura di un uomo che usa la violenza e anche perché, la paura che deriva dalla violenza e l’ignoranza che genera quest’ultima, sono, in definitiva, l’unico vero muro che separa l’Europa dall’Africa.

Pier Alfredo Pica
IL LOTO Lazio