IL FASCISMO DELL’ANTIFASCISMO

«Non c’è più dunque differenza apprezzabile, al di fuori di una scelta politica come schema morto da riempire gesticolando, tra un qualsiasi cittadino italiano fascista e un qualsiasi cittadino italiano antifascista. Essi sono culturalmente, psicologicamente e, quel che è più impressionante, fisicamente interscambiabili …»
(Pier Paolo Pasolini)

Ho voluto iniziare quest’articolo con una citazione di Pier Paolo Pasolini perché, anche se è una citazione che risale a più di 40 anni fa, è comunque una rappresentazione attuale ed esatta di uno spaccato della nostra società.
Ancora oggi, infatti, due identità, quella del fascista e quella dell’antifascista, pur dichiarandosi agli antipodi l’una rispetto all’altra, sono di fatto speculari e simili sotto tanti punti di vista.

Non sono pochi gli episodi che avvalorano questa teoria.

Il primo episodio che balza agli occhi dando uno sguardo agli anni più recenti è quello che ha visto una Presidente della Camera, rinomatamente di sinistra e antifascista, applicare la “tagliola” durante l’approvazione di una legge.

In detta occasione, con l’applicazione di una regola del tutto arbitraria, fu chiusa la discussione parlamentare, fu impedito che la legge oggetto di discussione uscisse fuori dai tempi utili per la sua approvazione, fu utilizzata una prassi inesistente nel regolamento della Camera dei Deputati e, non ultimo, fu tolta voce a deputati che erano lì per conto e in rappresentanza di milioni di italiani.

Mai, in tutta la storia repubblicana, un Presidente della Camera aveva posto in essere un atto di coercizione così simile a quelli che venivano compiuti durante il ventennio fascista.
E a farlo non è stato un uomo o una donna con posizioni politiche vicine, simpatizzanti o nostalgiche del fascismo, ma una donna non solo dichiaratamente antifascista ma anche riconosciuta, da tanti, come tale …!

A Carpi, il 26 Luglio 2018, il comune ha approvato a larga maggioranza una mozione che prevede l’obbligo di effettuare un’autocertificazione di “antifascista” per poter svolgere attività culturali in pubblico.
Praticamente per lavorare bisogna essere muniti di una tessera che certifichi un’idea politica.
Esattamente come la tessera del fascismo con la differenza che in questo caso ci si dichiara di idea opposta.

E la necessità di qualificare un proprio modo di essere non è una norma tipicamente fascista? Discriminazioni del tipo “sei omosessuale quindi non puoi insegnare” oppure “sei comunista quindi non puoi aprire un’attività” o ancora “sei nero quindi non puoi fare determinati lavori” o, per rimanere nella notizia, “sei fascista e quindi non puoi svolgere attività culturali in pubblico”, non sono del tutto simili?

Un altro episodio lo abbiamo avuto con il presidente INPS. Quando, infatti, Tito Boeri ha affermato che gli immigrati sono necessari perché ci mancano colf e badanti, non ha fatto un’affermazione tipicamente “fascista”? Colf e badanti? Non ci sono persone, tra gli immigrati, che potrebbero fare egregiamente altri tipi di lavoro? Tipo, ad esempio, il presidente dell’INPS?
Oppure questi immigrati li vediamo bene solo per lavori che non richiedano di spremersi le meningi più di tanto?
E quanti, della sinistra italiana, orgogliosamente antifascisti, hanno appoggiato le affermazioni discriminatorie di Boeri?

E ancora … i vaccini … vi siete mai chiesti come avrebbe affrontato il fascismo la questione vaccini? Secondo voi, il fascismo, avrebbe lasciato ai genitori la libertà di decidere se vaccinare o meno il proprio figlio?
O forse non avrebbe deciso il regime dove, come e quando un bambino deve vaccinarsi?
E come si sono comportati gli ultimi governi italiani in merito a questa questione?

Vedete da soli, quindi, come spesso attributi e caratteristiche del fascismo emergano negli stessi antifascisti.
Quindi è chiaro che vi è un errore di fondo in quest’ultimi che non consente loro di scorgere, nelle proprie azioni, ciò che essi per primi condannano.
E’ possibile, quindi, che l’uso del termine fascismo abbia fatto dimenticare il significato di altri termini come ad esempio violenza, prepotenza, prevaricazione, discriminazione e coercizione?
E’ possibile che definire “fascista” chi commette un atto di prevaricazione fa sì che poi l’atto di prevaricazione venga attribuito sempre a chi viene bollato come “fascista” e mai ad altri?
Molto probabilmente sì.

L’uso improprio del termine “fascismo” in luogo di altri termini, ci fa perdere il significato di quest’ultimi e, peggio ancora, ci fa cessare di utilizzarli verso tutto ciò che riteniamo al di fuori del fascismo.
Termini più propri sono scomodi perché non riguardano solo il fascista ma tratti caratteriali che possono essere comuni a chiunque indipendentemente dalla fazione politico/ideologica alla quale si appartiene.

E allora, il fascista, non è più una persona ma il nostro alibi perfetto verso il quale far sfogare il nostro rancore, verso il quale rivolgere la nostra rabbia, la nostra violenza mascherata da sdegno, verso il quale rivolgere la nostra paura … la paura che ci deriva dall’inconfessabile verità di non essere poi così differente da lui.

Perché ,come un dottor Jeckill che inveisce contro mister Hyde, è questo quello che, fin troppo spesso, fa l’antifascista. Inveisce contro una parte di sé, contro un proprio modo di essere.
Del resto meglio trovare i difetti negli altri che vederli in noi stessi.

Ed è questa assoluta mancanza di introspezione, di autocritica e di onestà intellettuale, uno dei maggiori ostacoli alla crescita della nostra società.

Perché queste ipocrisie alimentano le divisioni sociali, contribuiscono a spaccare ancora di più il nostro paese in fazioni avverse e impediscono, di fatto, la creazione di quella pace sociale su cui, a distanza di oltre un secolo da quando il Cavour ne manifestò la necessità, gli italiani potrebbero finalmente diventare un popolo unito.

Pier Alfredo Pica
Movimento Politico IL LOTO