IL FALLIMENTO

“Se non è rispettata la giustizia, che cosa sono gli Stati se non delle grandi bande di ladri?”
(Sant’Agostino)

L’idea (di cui avrei fatto volentieri a meno) di scrivere quest’articolo mi è venuta un paio di giorni fa, quando io e mia moglie abbiamo deciso di tornare a visitare Castelluccio di Norcia. Un posto, un luogo, in grado di farti innamorare … soprattutto durante la famosa “fiorita” del mese di Luglio.
Quando ci siamo avviati, quindi, lo abbiamo fatto con lo stato d’animo di chi va a vedere uno dei posti più belli d’Italia; a due anni dal sisma, ci siamo detti, sarà tornato tutto come prima … e invece no.
Durante il viaggio che abbiamo fatto è emersa tutta l’inadeguatezza, tutta l’insufficienza, tutta l’approssimazione che il peggio di questo paese, l’Italia, riesce a esprimere non solo verso i propri cittadini ma anche verso i suoi luoghi più belli.

Ma procediamo per gradi …

Come sempre facciamo durante i nostri viaggi, ce la siamo presa comoda e non siamo andati diritti alla méta ma siamo passati prima da un altro paesino (splendido) che ancora non avevamo visitato, Rasiglia.
Dopo una breve visita abbiamo quindi proseguito andando verso Visso.

E’ stato l’inizio di un incubo.

Durante il percorso la strada si è fatta sempre più dissestata, le case, abbandonate, mostravano sempre più i danni da terremoto riportati due anni prima e rimasti inalterati fino ad adesso.
A pochi km da Visso, che a suo tempo era come piccola Cortina D’Ampezzo al confine con l’Umbria, si mostravano evidenti le prime rovine di quella che, due anni fa, era una frazione … Borgo Sant’Antonio.

La veduta di Visso è stata raggelante.

Quello che fino a pochi anni fa era un vero e proprio gioiello in mezzo ai monti Sibillini è diventata una città fantasma.
Il centro storico, pieno di storia, di vita, di turismo, è tutt’oggi completamente raso al suolo.
Forse ci sarà stato qualche segno di ricostruzione, da qualche parte, ma io non ne ho visti e la percezione che ricevevo da ciò che vedevo era di assenza.
Assenza delle istituzioni.

Abbiamo quindi proseguito verso Castelluccio, la strada sempre più dissestata, spesso con semafori per far alternare i sensi, fino a quando non abbiamo trovato un cancello, in mezzo alla strada statale, che ci annunciava “candidamente” che la strada era chiusa.
Come se fosse la cosa più normale di questo mondo che una strada statale che collega due importanti centri turistici sia chiusa …
In quel momento mi sono immaginato il portone di Montecitorio che riportava la stessa scritta … “chiuso”.
Per assenza? Per negligenza? Per incompetenza? O forse per un’insieme di tutte e tre le cose accompagnate dalla più becera indifferenza? E’ davvero difficile trovare gli aggettivi giusti in certi momenti … quando pensi di averli trovati senti sempre che manca qualcosa.
Comunque, decisi ad arrivare fino a Castelluccio, siamo tornati indietro, siamo passati sotto Preci e ci siamo diretti verso Norcia. La situazione, anche lì, non si mostra migliore delle frazioni di Visso.
Case distrutte, strade dissestate, piccoli agglomerati di moduli abitativi quasi sempre semi-deserti.

Norcia come Visso.

Abbiamo preso la strada che va verso le montagne e dopo 3-4 semafori siamo finalmente arrivati alla piana di Castelluccio.
Una volta la bellezza di quel luogo si sposava con il paese da cui prendeva il nome ed era come se uomo e natura avessero finalmente trovato un connubio ideale.
Adesso, purtroppo, è rimasta solo la natura.
E qualche camper che fa panini.

Mentre tornavamo a casa mille domande mi si affacciavano alla mente. Com’è possibile che non un’abitazione sia stata ricostruita? Sono arrivati i soldi ai comuni? Se sì, quanti soldi sono arrivati? Come sono stati spesi? Davvero l’Italia, la terza economia d’Europa, non ha la capacità di ricostruire, in due anni, questi piccoli centri urbani colpiti dal terremoto? Il centro urbano più grande in quella zona, Norcia, ha 5000 abitanti …. Non siamo in grado di ricostruirlo in due anni?

Tutte queste domande e la risposta che mi sono dato alla fine, mi hanno portato a pensare che, molto probabilmente, il sistema attuale con la sua suddivisione in stato, regioni, provincia, comune, non funziona.
Sicuramente la mia sarà un’idea passibile di molte migliorie ma, secondo me, quando bisogna ricostruire una zona colpita da catastrofe naturale è necessario bypassare le autonomie locali con la costituzioni di appositi nuclei, proporzionali per grandezza alla popolazione e alla quantità di strutture colpite. Detti nuclei dovrebbero essere sotto il controllo diretto di una o più sale operative, coordinate dal ministero degli interni per quanto concerne la sicurezza e il fabbisogno della popolazione e con il ministero delle infrastrutture per quanto concerne le abitazioni e la viabilità.

Lo stato dovrebbe quindi intervenire direttamente, controllando tutti i passaggi che vedono coinvolti le emissioni di fondi (come i 32 milioni raccolti con gli sms solidali che sono poi incredibilmente spariti ..) per le zone colpite ed estendendo il reato di sciacallaggio non solo a chi ruba un cellulare da un’abitazione crollata ma anche a chi, in modo premeditato, fa una cattiva gestione dei fondi stanziati.
Si può tollerare l’errore umano ma fino a un certo punto … soprattutto quando si verificano tragedie che colpiscono intere comunità.
Esistono momenti e situazioni in cui non è concepibile l’assenza dello stato e in cui, chi ne fa parte o chi fa uso dei suoi fondi, deve avere ben chiare le conseguenze che possono derivare da imperizia e approssimazione.

Perché non esiste nulla di più grave del fallimento di uno Stato. Perché il fallimento di uno Stato è il fallimento della nostra società, e quindi è il fallimento, in fin dei conti, anche di un nostro modo di essere …!

Unica nota positiva, di questo viaggio, l’immagine indelebile di quella valle colorata e piena di fiori. Un’immagine che sembra quasi un invito e, al tempo stesso, un incitamento, a non perdere la voglia, la speranza e la fiducia nella nostra capacità di cambiare.

Pier Alfredo Pica
Il Loto LAZIO